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Povera e nuda vai, Filosofia

6 Gen. 2012 | categoria filosofia della chimica, libri | Leggi tutto | 9 commenti

Ogni volta che mi capita di risentire questo verso petrarchesco un po’ abusato la memoria mi riporta direttamente a una conferenza che seguii, ancora quindicenne, in una sala del palazzo comunale. Non capivo quasi niente di quello che il relatore diceva, ma la scritta funerea che campeggiava alle sue spalle era eloquente a sufficienza: “Morte della filosofia”. Al mio fianco era seduto un insegnante barbuto e occhialuto che ascoltava, gomito sul ginocchio accavallato e mano sulla fronte reclinata, in una posa simile a quella classica del pensatore; alla fine del discorso si diresse verso il tavolo del conferenziere per dire la sua, in sostanza: la filosofia non è morta perché non può morire. Perché nessuno può smettere di chiedersi “perché?”. L’eco dei “perché”, pronunciati più volte con veemenza, risuonò per tutta la sala amplificato dal rimbombo del microfono. Il lungo e appassionato intervento annullò tutte le fumose elucubrazioni blaterate sino a quel momento. Dovevo ancora accostarmi a questa materia e sapevo solo vagamente cosa fosse; ma qualcosa avevo già imparato: la filosofia può ridursi in povertà fino a girare nuda per le strade, qualcuno può persino crederla morta,  ma gode del privilegio dell’immortalità.

Più tardi avrei capito che la filosofia, oltre ad essere immortale, è anche estremamente prolifica nel generare ramificazioni. A distanza di circa quindici anni da quella conferenza ricevetti un sms da un amico: “compra subito il Sole 24 ore, nell’inserto c’è un articolo che ti piacerà”. Le edicole stavano per chiudere o lo erano già, ma dopo alcuni tentativi riuscii a recuperarne una copia. L’inserto culturale del 7 gennaio 2007 riportava un articolo dal titolo La bellezza della Chimica [1]. Pur nella sua brevità, quell’articolo semplice ed essenziale elencava alcuni capisaldi della filosofia chimica, una sorta di manifesto. Lo conservo tuttora. Ha le dimensioni giuste per un quadro: verrebbe quasi da incorniciarlo. Quest’amico conosceva bene i miei interessi; gli avevo più volte raccontato del corso di Logica e Filosofia della Scienza seguito durante la scuola biennale di specializzazione per l’insegnamento alla Ca’ Foscari di Venezia [2]. Avevo anche seguito vari corsi di fondamenti storico-epistemologici di alcune discipline (chimica, chimica industriale, biologia, geologia) che in alcuni punti mi ricongiunsero alla filosofia studiata negli anni liceali. Cominciai a chiedermi perché la filosofia della chimica fosse trascurata in Italia e coltivata all’estero, pur svolgendo ovunque un ruolo di cenerentola all’interno del panorama globale della filosofia della scienza: povera e nuda rispetto alla filosofia della fisica o della biologia (quest’ultima fiorita in tempi più recenti soprattutto in seguito al dibattito sull’evoluzionismo). L’autore di quell’articolo, Roald Hoffmann (ve lo ricordate?), scrive nell’incipit:

Tendiamo a vedere il mondo a partire dalla nostra esperienza. Per i filosofi della scienza è più probabile avere un’infarinatura di logica matematica che di geologia o di chimica. E di fisica nel caso di chi approda dall’esterno a quella disciplina. Ma la chimica è diversa, e a partire da essa emergerebbe una filosofia della scienza di altro tipo.

In Italia l’eredità di Benedetto Croce non ha certo favorito lo sviluppo della cultura scientifica a partire dagli orientamenti pedagogici della scuola, che hanno sempre privilegiato il versante umanistico. Dunque non stupisce che, al di là dei grandi scienziati che la nostra nazione ha prodotto, le scienze – e la chimica in particolare – abbiano sofferto di un generale misconoscimento. Di conseguenza la filosofia della scienza non ha potuto svilupparsi con lo slancio presente in quei paesi nei quali l’importanza data all’istruzione scientifica e la sua conseguente maggiore diffusione hanno costituito terreno fertile per le riflessioni dei filosofi. Il ricercatore Giovanni Villani, nella sua opera La chiave del mondo [3] (una delle poche, in Italia, di filosofia della chimica) fornisce una spiegazione più ampia alla luce dell’evolversi dei rapporti con la fisica:

Fino all’Ottocento la chimica era sicura di avere un suo substrato filosofico e filosofi della natura [4] si facevano chiamare i chimici di allora. L’atomo chimico del XIX secolo era un patrimonio culturale di indubbio valore. Con l’espropriazione dell’atomo da parte dei fisici, i chimici si sono sentiti privati della loro base culturale e si sono sempre di più chiusi nei laboratori, nelle applicazioni industriali e nelle loro astrazioni specialistiche. Il paradosso di ciò è che la chimica, che più della fisica plasma il mondo quotidiano, è diventata, a livello culturale, una cenerentola, una disciplina senza aspetti generali, una branca di fisica applicata. Io credo che solo quando sarà evidente, anche tra i chimici, che la loro disciplina ha una valenza generale, ed è specifica e diversa dalla fisica, solo allora questo rapporto si potrà ristabilire.

Questo è il motivo per cui i filosofi della chimica si occupano delle problematiche connesse al riduzionismo, che vorrebbe la complessità molecolare completamente descritta dalle leggi della fisica; un’operazione simile a quella che riduce il funzionamento del corpo umano e dei nostri stessi sentimenti a un insieme di complicate reazioni chimiche. Il riduzionismo rappresenta un recinto molto angusto generalmente rifiutato dai filosofi e accolto con favore da molti scienziati, soprattutto fisici. Si tratta di una concezione pericolosa soprattutto nell’area didattica, ad esempio quando si insegnano i contenuti chimici in un’ottica interdisciplinare: occorre farlo senza perdere di vista i nuclei fondanti specifici. Negli Stati Uniti il prof. Eric R. Scerri [5] si è occupato di questo problema, e più in generale dell’importanza – per gli insegnanti – della conoscenza dei fondamenti filosofici della propria disciplina.

È quindi evidente che occuparsi di un problema astratto e apparentemente inutile come il riduzionismo comporti conseguenze sul piano pratico, ad esempio nelle politiche scolastiche: perché mai nei licei italiani la chimica non esiste come materia autonoma, al contrario della fisica? Essa è racchiusa nelle “scienze” come se fosse semplice complemento – e non fondamento – della biologia e della geologia. Al limite, fisica applicata composta di istruzioni per eseguire un’analisi o sintetizzare un composto. Eppure la realtà è ben diversa. Nel 1929 Bertrand Russel scriveva: “le leggi chimiche non possono per ora essere ridotte alle leggi fisiche”. Riferendosi a questa frase il grande Noam Chomsky scrive nel suo ultimo libro [6]:

La locuzione “per ora” […] esprime l’aspettativa che la riduzione si verificherà nel corso normale del progresso scientifico, forse quanto prima. Nel caso della fisica e della chimica, tuttavia, essa non si verificò mai: quel che accadde fu l’unificazione di una chimica virtualmente immutata con una fisica radicalmente riveduta.

Sebbene di recente le indicazioni nazionali prevedano di spalmare sull’intero quinquennio lo studio di questa disciplina, essa non ha un monte ore ben definito, né dà luogo ad una specifica valutazione, che l’allievo riceverà nella materia “scienze naturali”. Possiamo ancora stupirci se la chimica, una scienza di base così importante nella formazione di cittadini attenti alla salute propria e dell’ambiente, è ignorata da larghissimi strati della società? Negli istituti tecnici e professionali è garantito un insegnamento autonomo della chimica, e questo la dice lunga sulla considerazione che si ha di questa scienza: utile per fini tecnici, priva di una rilevante valenza culturale intrinseca.

Dunque la filosofia della scienza non è un vuoto ragionare attorno alla natura della conoscenza scientifica, ma un’attività che, oltre a costituire un entusiasmante campo di esercizio dell’intelletto, si configura come una sorta di bussola relativamente al contesto d’uso della scienza stessa. Pensiamo ad esempio ai problemi di natura etica sulle conseguenze delle scoperte scientifiche; in chimica la loro trattazione è particolarmente complessa per tutte le questioni che ruotano attorno al rispetto dell’ambiente e al concetto di sostenibilità. Pertanto, mentre la chimica produce nei laboratori conoscenza e applicazioni nell’industria e nei servizi, la filosofia della chimica invita a riflettere sulla natura della conoscenza prodotta per orientarla al meglio nei suoi usi attivando un circolo virtuoso:

Di tutta l’attività di riflessione si può fare a meno, come dimostra la freccia trasversale che collega conoscenza e applicazioni; il fatto che questo accada non è sempre negativo: nella maggioranza dei casi le scoperte in chimica non richiedono una ristrutturazione della conoscenza, né particolari disquisizioni sul loro contesto d’uso. D’altra parte il binomio conoscenza-applicazione senza intermediazioni di rilievo è stato per troppo tempo la normale routine, producendo danni visibili all’equilibrio naturale e alla salute umana. Ancora oggi in molte aree del pianeta prive di qualsivoglia legislazione a tutela dell’ambiente e dell’uomo, la frenesia di ricercare, applicare e produrre ha superato di gran lunga il tempo dedicato alla riflessione e al dibattito. Ma sappiamo che la filosofia è connaturata alla natura umana, e come tale non può morire: ci sarà sempre chi elucubrerà sulla natura delle trame conoscitive, o chi si interrogherà sull’opportunità di eseguire determinate ricerche e sulle modalità delle loro applicazioni. E la filosofia chimica, a dispetto della sua scarsa diffusione, in alcune università estere è più vitale che mai [7, 8]. In questo blog cercheremo di dimostrarlo.

Riferimenti:

[1] Si può leggere l’articolo a questo link, purtroppo privo delle illustrazioni.

[2] Dare ragioni. Un’introduzione logico-filosofica al problema della razionalità, di Luigi Vero Tarca. Il testo è appositamente studiato per gli insegnanti che si accostano per la prima volta alla filosofia della scienza.

[3] Si può scaricare a questo link il libro di Giovanni Villani, inizialmente pubblicato con il titolo La chiave del mondo, poi tramutato in I mondi della chimica.

[4] Non a caso il titolo di una delle più grandi opere di chimica del diciannovesimo secolo è Sunto di un corso di filosofia chimica, del grande Stanislao Cannizzaro.

[5] Qui un articolo del prof. Scerri, utilissimo per i docenti, sull’utilità della filosofia della chimica nella didattica. In un secondo articolo il prof. Scerri si concentra sul riduzionismo e sulle sue implicazioni nell’insegnamento.

[6] Il linguaggio e la mente, di Noam Chomsky, può essere interessante soprattutto per gli insegnanti di biologia.

[7] Il prof. Robin Hendry, dell’Università di Durham, mette a disposizione i capitoli di un suo testo di filosofia chimica

[8] Trattato super sintetico di filosofia della chimica sul sito dell’Università di Stanford.

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Saponi e sostenibilità

18 Apr. 2011 | categoria ambiente, chimica e salute, didattica della chimica, laboratorio | Leggi tutto | 1 commento

Continuiamo il discorso sul sapone addentrandoci maggiormente nelle modalità di ottenimento di questo prodotto. Quella che leggete in basso è una particolare reazione di saponificazione in cui un particolare grasso, il gliceril tristearato, reagisce con la soda caustica a caldo per dare glicerolo e sodio stearato, uno dei saponi più comuni.

Come tutte le reazioni di saponificazione questa è una reazione di idrolisi (scissione) alcalina ed è irreversibile (i prodotti formati non reagiscono tra di loro per dare le sostanze di partenza).

Ci sono due modalità di produzione del sapone, ad alta e a bassa temperatura. Industrialmente la reazione avviene scaldando le miscele di grassi poste in apposite caldaie a temperatura compresa tra i 170 e i 180 gradi centigradi, alla pressione di 8-10 atmosfere e con soluzioni di idrossidi alcalini. La fine della reazione è rivelata dalla scomparsa dei grumi di grasso. A questo punto si aggiunge alla miscela il cloruro di sodio, NaCl; questi fa diventare insolubile il sapone formatosi e lo fa affiorare in superficie permettendo la separazione dalla parte liquida sottostante. Raffreddando si ottiene la miscela solida di saponi. Prima del raffreddamento si possono aggiungere varie sostanze per ottenere saponi con differenti caratteristiche commerciali. Queste sostanze sono, ad esempio: colofonia o pece greca (ha potere schiumogeno), sostanze coloranti, oli essenziali (per conferire particolari profumi), minerali come bentonite, talco o caolino (per abbassare il prezzo), glicerina e zucchero (per ottenere l’effetto trasparente). Per avere saponi molli o liquidi (come la schiuma da barba) si usa nella reazione di saponificazione l’idrossido di potassio (comunemente chiamato potassa) anzichè l’idrossido di sodio.

La miscela di grassi è composta in base al tipo di sapone che si vuole ottenere: l’olio di cocco dà una bella schiuma, l’olio di palma conferisce consistenza e durevolezza, gli oli di sesamo sono particolarmente indicati per la cura dei capelli. Il liquido nel quale si diluisce la soda o la potassa è generalmente l’acqua, ma si possono utilizzare anche succhi di frutta, infusi d’erbe o latte intero.

E’ possibile fare il sapone in casa? Certo! Basta avere un lavello, dei fornelli e l’attrezzatura necessaria: una bilancia, dei cucchiai di legno, delle caraffe in pirex, delle pentole d’acciaio, un termometro da forno, un frullatore e formine per dolci a volontà. Attenzione! Gli stampi devono resistere al materiale caustico e alle alte temperature. Ovviamente si deve usare la massima cautela nel maneggiare la soda utilizzando guanti adatti e occhiali protettivi. Guardate come questa signora si diverte nel fare il sapone in casa con latte e cannella:

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Il metodo “a freddo” sfrutta il calore naturale liberato dalla reazione tra i grassi e la soda caustica; occorre preservare questo calore avvolgendo il sapone fresco in una coperta e lasciandolo riposare per almeno un giorno. Il metodo “a caldo” utilizza una fonte di calore esterna per accelerare la reazione di saponificazione. In questa pagina si spiega come ottenere del sapone “casalingo” a caldo o a freddo, utilizzando soda ed olio di oliva.

Una delle migliori caratteristiche del sapone ottenuto da sostanze naturali è la biodegradabilità, di cui spesso difettano i saponi derivati da sostanze sintetiche. Ritornare ad utilizzare saponi naturali darebbe un significativo contributo all’abbassamento del livello di inquinamento. Molte sostanze sintetiche nocive penetrano infatti negli organismi viventi per inalazione, ingestione indiretta o per assorbimento cutaneo diffondendosi lungo la catena alimentare. Inoltre alcuni detergenti di produzione industriale contengono sostanze che possono causare allergie a livello dell’epidermide. Tra le sostanze ritenute più pericolose vi sono i muschi sintetici utilizzati come fragranze in sostituzione di quelli naturali, più costosi; questi possono interferire con i sistemi di comunicazione ormonale accentuando gli effetti dovuti all’esposizione ad altri agenti tossici.

Un esperto di saponi è sicuramente il chimico autore del blog The Independent Chemist, il cui ultimo post parla di “saponi sostenibili” di produzione propria a base di olio di oliva e scorze di arancia, limone e mandarini. Dove vive? In Sicily, of course!

La foto sopra fa parte della collezione di Richard Heeks, fotografo inglese che vede il mondo attraverso le bolle di sapone. Chissà se questa bolla, raffigurante un poetico paesaggio naturale, è stata ottenuta da un buon sapone fatto in casa …

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La Scienza della Sostenibilità: giornate di studio a Roma

24 Mar. 2011 | categoria ambiente, eventi | Leggi tutto | Nessun commento

Molti centri di ricerca ed università, soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone, hanno cominciato da tempo a discutere sulle caratteristiche della Scienza della Sostenibilità, progettando vari corsi di formazione. Tuttavia la grande varietà di temi affrontati, di metodologie ed approcci sta esponendo lo studio della sostenibilità a un rischio di frammentazione e dispersione. Per questo motivo, tra le Università ed i Centri attivi si è avvertita la necessità di creare un Network Internazionale di Centri di ricerca e organizzare incontri periodici per confrontarsi sugli avanzamenti di questo campo di ricerca.

Il CIRPS, Centro Universitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, è stato coinvolto sin dall’inizio in questo impegnativo processo ed ha avuto l’incarico di ideare ed organizzare la Second International Conference on Sustainability Science (ICSS), che si è tenuta a Roma nel giugno 2010. Tra i temi affrontati nel corso della Conferenza troviamo la Sustainability Science education, di particolare interesse per gli insegnanti.

In questo piano di ristrutturazione della conoscenza scientifica, è sempre più evidente la necessità di coinvolgere in un processo di co-produzione di conoscenza e buone pratiche i diversi stakeholders, includendo quindi la società civile, i decisori politici e il mondo dell’industria. Per questo, durante i lavori di ICSS 2010 si sono tenuti due Panel (Industry and Academia for a transition towards Sustainability e People to Science to People: experiences from civil society) che hanno visto la partecipazione di numerosi rappresentanti della società civile e dell’industria a livello internazionale.

Il premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom (nella foto), famosa per i suoi studi sul rapporto sviluppo-ambiente, ha iniziato la Conferenza Internazionale con il monito: Non aspettate, agite. Ogni singola persona, con i suoi comportamenti d’acquisto, può fare molto. Acquistare pensando al futuro e dando attenzione al concetto di risparmio, percependo il valore dei beni comuni, sono elementi che possono farci costruire un futuro di sviluppo sostenibile. Per troppo tempo abbiamo depauperato il sistema ambiente. Bisogna invertire l’attuale paradigma con una forma alternativa di modello di sviluppo e nel fare questo abbiamo un enorme responsabilità rispetto alle nuove generazioni: solo una nuova cultura può renderle consapevoli. Un pilastro fondamentale per il raggiungimento di tale obiettivo è il rapporto tra scienza e decisori politici. Una politica ambientale può essere imposta dall’alto sulla base di evidenze scientifiche che, se lette in prospettiva di political ecology, possono spesso risultare strumentali, oppure all’altro estremo si trovano moltissime decisioni che impattano sui sistemi naturali e che non tengono conto degli studi scientifici necessari.

La Scienza della Sostenibilità cerca di superare questa dialettica attraverso un uso attento e rigoroso della transdisciplinarietà, col fine di tenere conto di diverse prospettive che derivano da ambiti di ricerca molto diversi. A tale scopo il CIRPS organizza una giornata di studio a Valmontone, vicino Roma, invitando a partecipare i membri delle comunità scientifiche italiane operanti nel settore o interessati a partecipare a questo processo innovativo; tra questi figurano senza dubbio gli insegnanti di Scienze, che hanno una grossa responsabilità nel formare le nuove generazioni alla sostenibilità.

Le aree culturali di riferimento individuate dal Comitato Scientifico ed Organizzativo sono: Ambiente-Risorse-Conoscenza-Metodologie analitiche. L’incontro avrà una durata di un giorno e mezzo. Si inizierà alle ore 14,00 di giovedì 13 ottobre con la presentazione di alcune relazioni ad invito, che faranno il punto sullo stato attuale della Scienza della Sostenibilità ed introdurranno i temi oggetto della discussione. La mattina del 14 ottobre i partecipanti saranno divisi in quattro Gruppi, ciascuno dei quali affronterà una delle aree individuate, producendo al termine della mattinata un documento sull’argomento. Alle ore 14,00 i Rapporteur di ciascun Gruppo illustreranno i risultati della discussione e i partecipanti saranno chiamati ad un’approfondita discussione collegiale su ciascun documento e sui temi in generale. Obiettivo finale è l’avvio di una fase costituente di organizzazione del Network permanente degli operatori italiani del settore, da collegare al Network internazionale. Per informazioni sull’adesione alle giornate di studio contattare la Segreteria del CIRPS.

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Eventi per l’ambiente

16 Feb. 2011 | categoria ambiente, eventi | Leggi tutto | Nessun commento

Quando lavoravo nel bellissimo sito di AREA Science Park, a Trieste, mi capitava spesso di vedere gruppi organizzati di studenti in visita nei laboratori. Allora non prendevo neanche lontanamente in considerazione l’idea di insegnare. Oggi, leggendo l’annuncio che sto per darvi, ho pensato che se vivessi ancora a Trieste approfitterei subito dell’occasione per partecipare con i miei allievi a questa interessante iniziativa: presso il campus di Padriciano di AREA Science Park verranno organizzati 8 “laboratori di sostenibilità” aperti ad altrettante classi delle scuole secondarie di secondo grado della provincia. Ogni laboratorio avrà la durata di un’intera giornata e dopo una breve introduzione al concetto di sviluppo sostenibile si focalizzerà su tre temi chiave della sostenibilità:

. Mobilità

. Rifiuti

. Efficienza energetica

L’obiettivo è quello di coinvolgere attivamente gli studenti che saranno così portati a considerare un ambiente a loro familiare, la scuola, dal punto di vista della sostenibilità analizzando in modo critico i propri comportamenti e immaginando alternative sostenibili. I laboratori saranno realizzati tra marzo ed aprile 2011 in date da concordare. I Laboratori della Sostenibilità godono di un cofinanziamento della Provincia di Trieste è sono pertanto gratuiti. A tutti gli studenti ed insegnati partecipanti verrà offerto una copia del CD multimediale sul tema dell’efficienza energetica sviluppato nell’ambito del progetto IUSES (programma Intelligent Energy Europe). Le domande di partecipazione dovranno essere presentate compilando il modulo di partecipazione e saranno accolte in base all’ordine di arrivo, il termine ultimo di presentazione è il giorno venerdì 4 marzo 2011. Le domande dovranno pervenire via fax al numero 040 375 5320 o tramite posta certificata all’indirizzo protocollo@pcf.area.trieste.it. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni, cliccate qui o componete il numero 040 375 5297. In alternativa, scrivete a manuela.masutti@area.trieste.it

Altra iniziativa interessante è quella del Gruppo Scientifico Italiano Studi e Ricerche, associazione senza fini di lucro impegnata da piu’ di trent’anni nell’attività di formazione e divulgazione tecnico-scientifica. L’associazione organizza “SETTIMANA AMBIENTE 2011″, da lunedì 21 a venerdì 25 febbraio 2011, presso il Doria Grand Hotel, Via Andrea Doria, 22 Milano.

L’iniziativa comprende cinque giornate:

Bonifica dei siti contaminati-Normativa e strategie di intervento (21 febbraio 2011)

Risk assessment – Metodi di valutazione per l’ambiente e l’uomo (22 febbraio 2011)

La gestione dei rifiuti in seguito al recepimento della direttiva 2008/98/CE e l’applicazione del Sistri (23 febbraio 2011)

Emissioni in atmosfera (24 febbraio 2011)

Depurazione delle acque e trattamento dei fanghi – Aspetti gestionali e nuove tecnologie (25 febbraio 2011)

“SETTIMANA AMBIENTE 2011″, grazie alla partecipazione di personalita’di spicco del mondo scientifico, provenienti da altrettanti prestigiosi Enti di importanza nazionale ed internazionale, costituisce un momento di incontro tra settori diversi che spesso non comunicano tra loro, ma che in realtà definiscono di concerto la complessa attività di management dei diversi comparti quali suolo, acqua e aria. La possibilità offerta dalla partecipazione a questo evento è quella di acquisire una visione di insieme su tematiche ambientali di assoluta attualità, così da entrare in possesso di una completa e corretta informazione indispensabile per progettare e sviluppare soluzioni innovative ed efficaci. Le giornate di formazione sono indirizzate non solo al mondo dell’industria, dell’università e della ricerca, ma anche  alla stampa di settore, agli operatori commerciali, alle associazioni di categoria e agli insegnanti che volessero aggiornarsi con i loro studenti degli istituti tecnici.

Concludo con la segnalazione di un ultimo, importante evento. Dal 13 al 15 aprile 2011 si terrà a Cagliari il terzo Congresso Internazionale sulle Piante Aromatiche e Medicinali (CIPAM 2011). Il convegno permette di approfondire non solo aspetti tecnico-scientifici, ma anche culturali in senso lato; è infatti prevista una escursione giornaliera (i cui costi sono inclusi nella tassa do registrazione) che permetterà di esplorare la ricchezza della flora di un bellissimo lembo di Sardegna. Obiettivo del convegno è quello di

- costituire una piattaforma internazionale per lo scambio e la diffusione delle professioni scientifiche inerenti le PAM;

- dare occasione ai partecipanti di condividere le loro esperienze e porre le basi per fondare dei partenariati volti a delle strategie comuni in tema di PAM

- incoraggiare la coltivazione, produzione, trasformazione e conservazione delle PAM;

- evidenziare l’importanza ambientale e socio-economica delle PAM su scala regionale, nazionale e internazionale.

Le lingue ufficiali del convegno saranno l’inglese e il francese.

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Come una goccia nel mare

10 Gen. 2010 | categoria ambiente, istruzione scientifica | Leggi tutto | 2 commenti

Oggi ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Bruno, un mio ex collega docente di scienze. Come quasi sempre accade tra noi insegnanti, abbiamo cominciato a parlare di scuola; in particolare Bruno si è lamentato dell’apatia dei ragazzi e del disinteresse verso temi inerenti la loro stessa salute; gli argomenti sono sempre quelli: dipendenza dal fumo, alimentazione sbagliata, mancanza di educazione alla sessualità, consumo di droghe. Qualcuno dirà che i discorsi degli insegnanti sono lagnosi e ripetitivi: in fondo, è normale che i giovani pecchino di superficialità; del resto ogni generazione si è sempre lamentata della precedente, persino tra gli scritti degli autori greci e latini è possibile leggere duri rimproveri alla gioventù perduta! Io purtroppo la penso diversamente: tra i miei ragazzi raramente noto spirito di contestazione giovanile o esuberanza mal incanalata; piuttosto vedo un muro di indifferenza difficile da scalfire, e credo che questo muro sia un segno dei tempi. Gli adolescenti di tutte le epoche sono certamente accomunati dalle caratteristiche proprie dell’età, ma è anche vero che ogni area geografica e ogni epoca storica può accentuare alcune tendenze a scapito di altre. Molti colleghi con maggiore anziantà di servizio mi confermano che c’è una grande differenza tra gli allievi del 2010 e quelli del 1990. Eppure si tratta di un lasso di tempo di soli vent’anni. I ragazzi assorbono come spugne il clima generale fuori dalla mura scolastiche, ed il clima odierno trasmette loro sfiducia e arrendevolezza inconsapevole ai modelli imperanti, che certo non sono quelli di illustri fisici, chimici o biologi …

Ho reso partecipe il collega della mia esperienza nell’ITIS in cui insegno quest’anno; trattandosi di un istituto di indirizzo ambientale, è naturale che dedichi molto tempo a sensibilizzare sulle questioni attinenti la salvaguardia dell’ambiente. La mia impressione è che i ragazzi abbiano sentito parlare tante volte dei temi ambientali in toni allarmistici, senza tuttavia essere informati in modo circostanziato sulle varie questioni. Sono sottoposti ad una sorta di bombardamento che, paradossalmente, li spinge al menefreghismo. Questa interpretazione ha trovato conferma nei risultati di una ricerca condotta in UK qualche anno fa: alcuni ricercatori hanno dimostrato che le campagne anti-fumo inducono gli adolescenti a fumare ancora di più. E’ un meccanismo che certamente uno psicologo dell’adolescenza saprebbe spiegare molto bene. Qualcosa di molto simile accade quando si parla dell’ambiente: ogni volta che si prospettano con insistenza scenari apocalittici come conseguenza dell’inquinamento ambientale, i giovani reagiscono con il famoso spirito di contraddizione, come a riaffermare la loro libertà in barba alle prescrizioni degli adulti. Forse questo atteggiamento è il vero denominatore comune di tutti i giovani di ogni epoca e di ogni latitudine! I ragazzi lo adottano ogni qualvolta sentono minata la propria autonomia nel decidere del loro comportamento e del loro corpo: dormi di più, non fumare, mangia meno schifezze, fai sport, studia ecc…; aggiungo, per deformazione professionale, non inquinare e non sprecare: usa la carta con parsimonia, fai a meno del motorino per percorrere 200 metri, non gettare per strada i rifiuti, non pretendere 25 gradi in casa d’inverno, non stare tre ore sotto la doccia, e via dicendo (l’elenco sarebbe lungo!).

Purtroppo nel caso dell’ambiente il discorso si fa particolarmente complesso: se una buona alimentazione e una costante attività fisica danno risultati in un breve lasso di tempo con gratificazione anche a livello estetico, la cura dell’ambiente presuppone una lungimiranza e una sensibilità particolare. I buoni consigli spesso cadono nel vuoto anche per motivi più sottili: è come se i ragazzi volessero rivendicare il diritto di vivere la propria età spensierata, rifiutando di assumersi la responsabilità (sebbene “in piccolo”) dei danni che altri hanno fatto prima di loro; quindi reagiscono accentuando quelle stesse abitudini che noi educatori cerchiamo di cambiare, o al limite non variando sensibilmente il loro stile di vita. Mi capita di sentire dai miei allievi, parlando di scenari futuri: “prof, ma noi nel 2100 non ci saremo, che ce ne importa?”. La prevedibile risposta: “nel 2100 ci saranno i tuoi figli e i tuoi nipoti” a loro non interessa. Ovviamente questo è un discorso generale, fortunatamente ci sono molte eccezioni; so anche che spesso il disinteresse costituisce una sorta di maschera per nascondere una tensione e una preoccupazione reale. Tuttavia non bisogna negare il problema; l’atteggiamento che si può riassumere con “ok, tutto questo ce l’hanno già detto, allora?” è ampiamente diffuso, e non solo tra i giovani. Sicuramente i ragazzi sentono una sorta di impotenza; è difficile, a 15 anni più che a 40, convincersi che le proprie azioni quotidiane possano servire a qualcosa: sono delle gocce nel mare …

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Capire l’utilità di tante piccole gocce nel mare e cambiare abitudini presuppone un cammino lungo, specialmente per chi è nato negli agi ed è stato abituato in famiglia a consumare tutto e subito.

Cosa fare? Credo che un accorgimento potrebbe essere quello di fornire un quadro reale della situazione ambientale senza terrorizzare, enfatizzando allo stesso tempo tutte le possibili vie d’uscita. I ragazzi non devono solo essere “spaventati” dai dati nudi e crudi: dinanzi alla tensione che generano certe inquietanti prospettive potrebbe innestarsi un meccanismo di difesa, che si traduce in una sorta di “anestesia” autoindotta. Fornire anche segnali di speranza è essenziale per infondere in loro un sano ottimismo. Personalmente cerco sempre di informarli sulle prospettive di lavoro offerte dalle questioni ambientali, come a dire: dobbiamo misurarci nei nostri consumi, assumere comportamenti responsabili, informarci sui risparmi energetici, ma sappiate che non si parla solo di sacrifici! Da tutto ciò, da questa mentalità rinnovata possono scaturire posti di lavoro, quindi possibilità di essere indipendenti e formarsi una famiglia. Questo è importante: i ragazzi risentono del clima di sfiducia generale sulle possibilità occupazionali e spesso hanno paura del futuro. Tempo fa un alunno mi ha detto: “perchè mai mi devo preoccupare dei miei futuri figli quando non so neanche se potrò farli e se troverò un lavoro per manternerli?”. Beh, dire che le professioni per la tutela dell’ambiente saranno molto richieste secondo me non è una illusione, ma una possibilità reale che infonde ai ragazzi speranza e insieme voglia di dedicarsi a migliorare, come una goccia nel mare, le sorti dell’umanità.

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