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Bolle di sapone e membrane cellulari

17 Ott. 2011 | categoria Tecniche di indagine, biochimica, chimica e salute | Leggi tutto | 1 commento

Una delle presentazioni più interessanti dell’EIROforum Teachers School è stata a mio parere quella della dott.ssa Giovanna Fragneto, senior scientist presso l’ILL. Le ricerche della dott.ssa Fragneto sono volte a capire la composizione e il comportamento delle membrane cellulari attraverso l’interazione con i neutroni. Con un paragone suggestivo ma scientificamente valido, questa ricercatrice ha paragonato le membrane delle cellule alle bolle di sapone; infatti sia le prime che le seconde sono costituite da molecole anfifiliche capaci di assemblarsi in uno strato di pochi nanometri la cui struttura può essere determinata da tecniche di scattering.

Cos’è una sostanza anfifilica?

Solitamente le sostanze sono idrofile o idrofobe a seconda della loro maggiore o minore affinità con l’acqua, caratteristica determinata dalla presenza o meno di gruppi polari nelle molecole. Le sostanze anfifiliche possiedono entrambe le caratteristiche in quanto possiedono una testa polare (quindi idrofila) tramite la quale si realizza il contatto con l’acqua, e una coda apolare (quindi idrofoba) che si dispone in modo da evitare le molecole del solvente acquoso. I saponi (e in genere i detersivi o surfattanti) sono caratterizzati da strutture anfiliche, grazie alle quali essi riescono a rimuovere le macchie di grasso. Se infatti aggiungiamo una soluzione acquosa di detergente a del grasso, le molecole di questo si legheranno alle code idrofobe del detergente, le cui teste idrofile si volgeranno verso l’acqua. In questo modo le particelle di grasso si troveranno cirondate dalle strutture anfifiliche, che così riescono ad asportarle sospendendole in acqua e allontanandole dalla superficie iniziale all’interno delle cosiddette micelle.

Le sostanze anfifiliche ci permettono di respirare!

È noto che le soluzioni saponose formano schiuma nelle cui bolle le sostanze anfifiliche  si dispongono con le code rivolte verso l’aria e le teste rivolte verso l’acqua.

Nell’immagine sottostante, la parte destra rappresenta la disposizione delle molecole anfifiliche con le teste rivolte verso l’esterno nel solvente acquoso, la parte sinistra rappresenta le stesse con le teste polari in contatto con  l’acqua mentre le code sono rivolte verso l’aria, come nel caso delle bolle di sapone .

Questo determina anche la caratteristica forma ripiegata delle bolle, tra le cui molecole e lo strato interno di liquido esistono particolari forze attrattive all’origine  della tensione superficiale. L’acqua pura ha una tensione superficiale di 72 mN/m. Nei polmoni questa tensione superficiale è di circa 25 mN/m; alla fine dell’espirazione particolari molecole surfattanti lipidiche (in minor misura proteiche) diminuiscono la tensione superficiale fino a valori prossimi allo zero. Questi surfattanti permettono ai polmoni di insufflare aria molto più facilmente eliminando in pratica il lavoro connesso alla respirazione, poichè minimizzano la differenza di pressione necessaria per inspirare ed espirare. In pratica queste sostanze impediscono il collasso degli alveoli più piccoli e l’eccessiva espansione di quelli più grandi diminuendo la tensione superficiale all’interno degli alveoli con raggio minore (impedendo così il loro collasso durante l’espirazione). Le sindromi respiratorie dei neonati prematuri sono dovute alla carenza di questi surfattanti polmonari.

I lipidi e le cellule

I lipidi sono molecole anfifiliche necessarie alle membrane cellulari. Senza membrana una cellula non avrebbe una sua identità, e le molecole richieste per il suo funzionamento diffonderebbero nell’ambiente circostante. Lo strato idrofobico dei lipidi forma una barriera che protegge la cellula, mentre la presenza delle teste idrofile permette scambi selettivi tra il citoplasma e il liquido extracellulare; la compresnione della struttura di questo doppio strato permette di capire a fondo il funzionamento delle membrane cellulari, utile per comprendere tutte le numerose malattie che comportano la loro alterazione (Parkinson, diabete, Alzheimer, schizofrenia, cancro, cardiopatie ecc…). Inoltre la comprensione delle proprietà chimico-fisiche delle membrane è essenziale per una buona riuscita del trasporto del farmaco attraverso di esse. Anche l’interazione dei lipidi con le proteine è un campo tutto da esplorare.

Perchè lo scattering di neutroni?

Lo scattering dei neutroni è una tecnica particolarmente efficace per vedere non solo le strutture biologiche al livello molecolare, ma anche la dinamica di queste strutture. Esperimenti recenti su diverse proteine, membrane e cellule in vivo e in vitro hanno dimostrato che i movimenti di queste strutture sono strettamente correlati all’attività biologica. Una qualsiasi struttura biologica molecolare è costituita da interazioni di natura chimica che ne determinano l’architettura tridimensionale specifica per la particolare funzione all’interno di un organismo. Lo scattering neutronico è inoltre una tecnica non distruttiva, oltre ad offrire la possibilità di etichettare il sistema da osservare tramite isotopi e di indagare strutture di vari ordini di grandezza – dall’angostrom al micrometro – permettendo di cogliere movimenti su un intervallo molto ampio di scala temporale. A seconda della costituzione e dello spessore delle membrane, esse possono causare riflessione o rifrazione proprio come la luce incidente sul sottile strato di una bolla di sapone . I giochi di colori sulle bolle sono correlati allo spessore del film esposto alla luce proprio come lo scattering di neutroni fornisce indicazioni sulla densità e la composizione del doppio strato lipidico presente nella membrana cellulare. La sensibilità agli isotopi può essere sfruttata per evidenziare componenti come il colesterolo nella matrice lipidica; questo può essere realizzato sostituendo all’idrogeno il deuterio, che a differenza dell’idrogeno possiede un neutrone nel nucleo. Una molecola deuterata interagisce diversamente con i neutroni rispetto ad una non deuterata. Infatti il deuterio produce uno scattering del neutrone circa 40 volte più debole di quello dell’idrogeno; usandolo, si possono rendere “invisibili” alcune molecole, osservando solo quelle che contengono idrogeno:

Ad esempio si possono effettuare misure su cellule in acqua pesante, in modo da rendere evidente cosa accade nel liquido intracellulare non deuterato e monitorando i passaggi di alcune molecole attraverso le membrane.

In conclusione

Facile intuire come gli studi di scattering con  sorgenti di neutroni possano essere utili per studiare non solo sistemi complessi come le cellule, ma anche per offrire a chi lavora nell’industria la possibilità di migliorare le caratteristiche dei comuni detergenti. Si tratta quindi di un campo si studio dalle applicazioni estremamente versatili, dalla diagnosi precoce e cura di un ampio range di disfunzioni alla sintesi di detergenti più efficaci e rispettosi dell’ambiente.

Le immagini sono state tratte dalla presentazione della dott.ssa Fragneto.

Per approfondire

Uno studio sull’ambiente intracellulare con scattering di neutroni, articolo pubblicato sul magazine di didattica delle scienze Science in School nel quale Giuseppe Zaccai (Institut Laue Langevin, Grenoble) spiega come ha scoperto, con i suoi collaboratori, un modo di esplorare le dinamiche all’interno delle cellule usandolo scattering dei neutroni e la marcatura isotopica.

Neutron diffraction, voce di Wikipedia (in inglese) sullo scattering elastico di neutroni (una ulteriore voce è dedicata allo scattering anelastico). Si descrivono principi e strumentazione, mentre nella voce italiana si forniscono solo le definizioni generali.

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Seminario “Pane, vino e sapone”: breve resoconto

8 Mag. 2011 | categoria eventi | Leggi tutto | Nessun commento

Finalmente un pò di tempo per scrivere due righe sul seminario organizzato in onore dell’Anno Internazionale della Chimica presso il Liceo Scientifico “G.B. Grassi” di Latina. Il seminario, patrocinato dalla Società Chimica Italiana e dall’Unesco, ha avuto tra i suoi sponsor anche la casa editrice Pearson di cui fa parte il marchio Linx.

Tra i relatori c’era anche la sottoscritta, che ringrazia ancora una volta il dott. Franco Calascibetta, esperto in storia e didattica della chimica (Università La Sapienza di Roma) per le preziose informazioni desunte da un suo articolo, informazioni che in parte hanno costituito il cuore del mio intervento dal titolo: La fermentazione: dal dibattito storico all’aroma del pane.

Gli interventi hanno coinvolto varie discipline, dalla filosofia all’antropologia. In particolare il dott. Ernesto di Renzo (Università Tor Vergata di Roma) ha piacevolmente intrattenuto l’uditorio con una disamina delle differenti tradizioni gastrnomiche dei vari popoli, illustrando come la commestibilità di un cibo sia di natura culturale oltre che biologica. Il prof. Rino Caputo (Università Tor Vergata di Roma) ci ha fatto conoscere un particolare aspetto dell’opera di Dante Alighieri, passando in rassegna i vari significati del pane nell’opera dantesca. Di natura tecnica sono stati gli interventi del prof. Enzo Bonacci (Liceo G.B. Grassi di Latina) e del dott. Gaetano Ciolfi; quest’ultimo, direttore al CRA di Velletri (Unità di ricerca per le produzioni enologiche dell’Italia centrale), si è soffermato sul valore nutrizionale del vino, soprattutto in relazione alla legge metabolica del limite. A proposito di vino, molto interessante è stata la presentazione dell’ing. Filippo Giuliano, appassionato sommelier che ha spiegato in maniera semplice, chiara ed efficace la natura e il perchè degli accostamenti cibo-vino. Di natura filosofica gli interventi della prof.ssa Maria Letizia Parisi (Liceo G.B. Grassi di Latina), del prof. Luciano Pennino (Angelicum di Roma) e del dott. Enrico Bernieri (INAF e Università Roma Tre). Mentre la professoressa ha illustrato le prime teorie sulla costituzione della materia dei filosofi greci, il prof. Pennino ha pronunciato un discorso generale sul ruolo della chimica nel mondo moderno. Ha concluso gli interventi il dott. Bernieri, che si è dilungato sul rapporto tra alchimia e astrologia. Lo stesso organizzatore, il prof. Francesco Giuliano, è intervenuto parlando delle molecole responsabili di colori, sapori, odori. Sono stati coinvolti attivamente molti studenti, che si sono esibiti in esperimenti chimici, balletti e divertenti sketch diretti dall’instancabile collega prof. Cesare di Nunno, docente di elettronica con la passione del teatro. Infine, un affettuoso saluto alla cara amica e collega prof.ssa Vincenza Moniello, bravissima insegnante di chimica i cui alunni del Liceo Artistico hanno dato vita alle riproduzioni esposte nella sala antistante l’auditorium della conferenza, di cui queste foto ritraggono alcuni particolari (cliccare per ingrandire):

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Saponi e sostenibilità

18 Apr. 2011 | categoria ambiente, chimica e salute, didattica della chimica, laboratorio | Leggi tutto | 1 commento

Continuiamo il discorso sul sapone addentrandoci maggiormente nelle modalità di ottenimento di questo prodotto. Quella che leggete in basso è una particolare reazione di saponificazione in cui un particolare grasso, il gliceril tristearato, reagisce con la soda caustica a caldo per dare glicerolo e sodio stearato, uno dei saponi più comuni.

Come tutte le reazioni di saponificazione questa è una reazione di idrolisi (scissione) alcalina ed è irreversibile (i prodotti formati non reagiscono tra di loro per dare le sostanze di partenza).

Ci sono due modalità di produzione del sapone, ad alta e a bassa temperatura. Industrialmente la reazione avviene scaldando le miscele di grassi poste in apposite caldaie a temperatura compresa tra i 170 e i 180 gradi centigradi, alla pressione di 8-10 atmosfere e con soluzioni di idrossidi alcalini. La fine della reazione è rivelata dalla scomparsa dei grumi di grasso. A questo punto si aggiunge alla miscela il cloruro di sodio, NaCl; questi fa diventare insolubile il sapone formatosi e lo fa affiorare in superficie permettendo la separazione dalla parte liquida sottostante. Raffreddando si ottiene la miscela solida di saponi. Prima del raffreddamento si possono aggiungere varie sostanze per ottenere saponi con differenti caratteristiche commerciali. Queste sostanze sono, ad esempio: colofonia o pece greca (ha potere schiumogeno), sostanze coloranti, oli essenziali (per conferire particolari profumi), minerali come bentonite, talco o caolino (per abbassare il prezzo), glicerina e zucchero (per ottenere l’effetto trasparente). Per avere saponi molli o liquidi (come la schiuma da barba) si usa nella reazione di saponificazione l’idrossido di potassio (comunemente chiamato potassa) anzichè l’idrossido di sodio.

La miscela di grassi è composta in base al tipo di sapone che si vuole ottenere: l’olio di cocco dà una bella schiuma, l’olio di palma conferisce consistenza e durevolezza, gli oli di sesamo sono particolarmente indicati per la cura dei capelli. Il liquido nel quale si diluisce la soda o la potassa è generalmente l’acqua, ma si possono utilizzare anche succhi di frutta, infusi d’erbe o latte intero.

E’ possibile fare il sapone in casa? Certo! Basta avere un lavello, dei fornelli e l’attrezzatura necessaria: una bilancia, dei cucchiai di legno, delle caraffe in pirex, delle pentole d’acciaio, un termometro da forno, un frullatore e formine per dolci a volontà. Attenzione! Gli stampi devono resistere al materiale caustico e alle alte temperature. Ovviamente si deve usare la massima cautela nel maneggiare la soda utilizzando guanti adatti e occhiali protettivi. Guardate come questa signora si diverte nel fare il sapone in casa con latte e cannella:

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Il metodo “a freddo” sfrutta il calore naturale liberato dalla reazione tra i grassi e la soda caustica; occorre preservare questo calore avvolgendo il sapone fresco in una coperta e lasciandolo riposare per almeno un giorno. Il metodo “a caldo” utilizza una fonte di calore esterna per accelerare la reazione di saponificazione. In questa pagina si spiega come ottenere del sapone “casalingo” a caldo o a freddo, utilizzando soda ed olio di oliva.

Una delle migliori caratteristiche del sapone ottenuto da sostanze naturali è la biodegradabilità, di cui spesso difettano i saponi derivati da sostanze sintetiche. Ritornare ad utilizzare saponi naturali darebbe un significativo contributo all’abbassamento del livello di inquinamento. Molte sostanze sintetiche nocive penetrano infatti negli organismi viventi per inalazione, ingestione indiretta o per assorbimento cutaneo diffondendosi lungo la catena alimentare. Inoltre alcuni detergenti di produzione industriale contengono sostanze che possono causare allergie a livello dell’epidermide. Tra le sostanze ritenute più pericolose vi sono i muschi sintetici utilizzati come fragranze in sostituzione di quelli naturali, più costosi; questi possono interferire con i sistemi di comunicazione ormonale accentuando gli effetti dovuti all’esposizione ad altri agenti tossici.

Un esperto di saponi è sicuramente il chimico autore del blog The Independent Chemist, il cui ultimo post parla di “saponi sostenibili” di produzione propria a base di olio di oliva e scorze di arancia, limone e mandarini. Dove vive? In Sicily, of course!

La foto sopra fa parte della collezione di Richard Heeks, fotografo inglese che vede il mondo attraverso le bolle di sapone. Chissà se questa bolla, raffigurante un poetico paesaggio naturale, è stata ottenuta da un buon sapone fatto in casa …

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Il sapone

17 Apr. 2011 | categoria Chiedi all'esperto, didattica della chimica | Leggi tutto | 1 commento

Recentemente ho notato che tra le attività ricreative di alcune associazioni culturali delle mie parti figura la preparazione del sapone fatto in casa. Un mio alunno, incuriosito da questa moda, mi ha chiesto alcune nozioni sul sapone da un punto di vista prettamente chimico e non semplicemente procedurale (ad esempio: qual è la reazione tramite la quale si ottiene il sapone? Come fa il sapone a catturare lo sporco? Perchè la presenza del sapone alza il pH? Con quale criterio si dosano i composti che danno origine al sapone?).

Cercherò di rispondere alle sue curiosità nella maniera più semplice possibile. Cominiciamo con il dire che il sapone si ottiene facendo reagire grassi (o lipidi) con un idrossido (ad esempio la soda caustica NaOH). I grassi possono essere di origine animale o vegetale; questi ultimi sono generalmente chiamati oli. I trigliceridi, esteri del glicerolo, costituiscono una parte importante degli oli vegetali e dei grassi animali; essi sono formati da tre acidi grassi a lunga catena, che reagiscono con la soda secondo la reazione

trigliceridi + idrossido di sodio (aq)  –> sapone + glicerolo

Il sapone è generalmente un sale di sodio o di potassio di un acido carbossilico alifatico a catena lunga, caratterizzato da una testa polare idrofila e una coda apolare idrofoba:

Il sapone è dunque un sale ottenuto da un acido debole (il trigliceride) e una base forte (ad esempio la soda). Come tale subisce idrolisi basica, la quale dà luogo a una soluzione con prevalenza di ioni OH¯. L’acqua saponata ha infatti un pH leggermente basico di circa 8,5.

Mentre la parte idrofoba del sapone si scioglie nel grasso, la parte idrofila è solubile nell’acqua. Di conseguenza le code idrofobe circondano le parti di grasso presenti (ad esempio su una macchia) sciogliendosi nella sua massa e formando tante micelle:

Dato che tutte le teste delle molecole di sapone hanno una carica negativa, la repulsione elettrostatica impedisce alle micelle di riaggregarsi e stabilizza l’emulsione acquosa. In questo modo lo sporco, racchiuso all’interno delle micelle, può essere isolato e allontanato consentendo l’azione detergente.

La qualità di un sapone dipende anzitutto dalla combinazione dei lipidi usati, che possono essere oli insaturi – generalmente liquidi a temperatura ambiente – o grassi saturi – generalmente solidi a temperatura ambiente. Ad esempio, per ottenere un sapone sodico si calcola la quantità di olio/grasso e di soda caustica NaOH, il cui dosaggio è determinato dalla natura e dalla massa dei lipidi scelti.

Una miscela bilanciata di lipidi produce un ottimo sapone; è bene miscelare i grassi satuti con gli oli insaturi: i primi danno un sapone compatto e resistente, mentre i secondi lo rendono elastico e piacevole al tatto. Gli unici lipidi insaturi che producono un sapone molto compatto dopo un’adeguata stagionatura sono quelli  contenuti nell’olio di oliva. Per determinare la quantità di soda caustica occorre tener conto del coefficiente di saponificazione, che corrisponde alla quantità di soda caustica necessaria per saponificare un grammo di un dato lipide; per trasformare completamente un lipide in sapone si moltiplica il coefficiente di saponificazione di quel lipide per la sua massa espressa in grammi. Se, ad esempio, si vogliono saponificare 1000g di olio di oliva sono necessari 134g di soda caustica (1000 * 0,134), mentre per 1000g di olio di soia ne occorrono 135g. Nella tabella a lato sono elencati alcuni coefficienti di saponificazione. Quando si usano diversi tipi di lipidi occorre determinare la quantità di soda caustica necessaria per ciascuno e poi fare la somma. Si può ridurre la quantità di soda dal 5 all’8% per rendere il sapone meno basico e per far sì che la parte di grasso libero renda il sapone più morbido per la pelle.

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Pane, vino, sapone

31 Ott. 2010 | categoria chimica in cucina, eventi, storia della chimica | Leggi tutto | 4 commenti

Il 2011 è l’Anno Internazionale della Chimica. In tutto il mondo saranno promossi eventi e manifestazioni per celebrare la chimica e i benefici che ha portato all’umanità. Nel nostro Paese ci saranno molte iniziative, da nord a sud, tutte patrocinate dall’UNESCO: potete visionare qui l’elenco. Io parteciperò al secondo evento della lista, un seminario dal titolo “Pane, vino e sapone: tre storici prodotti chimici familiari – La Chimica: se la conosci la ami”.

Ci saranno sommelier, esperti di antropologia alimentare, di storia degli alimenti e dei processi di produzione. Del pane e del vino saranno esaminate le materie prime, la composizione chimica e i processi di fermentazione. Si cercherà di penetrare nei segreti del bouquet aromatico dei vari tipi di vino, anche se la sua composizione è in gran parte un mistero. Probabilmente ci sarà spazio anche per trattare le frodi più comuni. Anche il pane offre numerosi spunti: idrolisi dell’amido, lievitazione, rappresentazione molecolare dei sapori e degli odori prodotti durante la panificazione, processi chimici corrispondenti alla cottura. Il sapone sarà presentato dal punto di vista storico e industriale. Inoltre sarà messa in evidenza la peculiarità della reazione che lo genera: il sapone nasce infatti da due “genitori”, uno untuoso (l’olio), l’altro caustico (la soda, ad esempio). Non mancheranno i riferimenti alla cultura umanistica tramite l’intervento di alcuni docenti universitari di letteratura. I chairman saranno il presidente della Società Chimica Italiana prof. Luigi Campanella e il prof. Francesco Giuliano, da sempre attivo nella didattica chimica. Il prof. Giuliano ha scritto Come fumo nell’aria e I sassi di Kasmenai: non libri di chimica, ma romanzi che ne sono impregnati. La chimica è infatti una protagonista discreta e silenziosa che ogni tanto fa capolino mimetizzandosi alla perfezione con le sensazioni e i ricordi dell’autore. Basati sulle sue rimembranze personali saranno in tutta probabilità alcuni suoi interventi al seminario: pane, vino e sapone sono infatti prodotti che hanno subito notevoli cambiamenti nell’arco degli ultimi decenni relativamente ai processi chimico-fisici con i quali sono ottenuti. Il prof Giuliano apprezza l’innovazione, ma di fondo è un nostalgico: mi ha appena scritto che usa sapone fatto in casa…

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