Sulle orme di Marussia
Già l’incipit dell’introduzione è suggestivo:
Sognando la rivoluzione, scopro la scienza
Il sognare dell’autrice non ha nulla a che vedere con l’ideologia; è piuttosto un misto di ricordi e immaginazione sulle tracce di Maria, per gli amici Marussia: figlia del rivoluzionario e filosofo russo Michail Bakunin che dal 1865 frequentò Napoli a periodi intermittenti ma intensi, considerandola la città ideale per realizzare i suoi ideali anarchici. Nessuna ironia: le idee di Bakunin non facevano riferimento sic et simpliciter alla turbolenza e allo sconquasso di quella che era (è) una città da sempre problematica e spesso invivibile; Napoli vive di contraddizioni: nella seconda metà dell’800 era la città più disastrata d’Italia e insieme la più rivoluzionaria, soprattutto dal punto di vista culturale. Napoli fu “vera patria politica” di Bakunin: nei difficili momenti in cui cominciavano le delusioni della recente unificazione, la città ospitò il proliferare di giornali di avanguardia politica e in essa attecchirono grandi filosofie. Nell’opera La statua di Vico e la filosofia di Napoli, Croce definì la città  come “la terra più speculativa d’Italia”; nello stesso tempo la maggior parte della gente viveva nella miseria, nel più totale disinteresse delle classi agiate. Napoli è questo da moltissimo tempo: grandissimi ideali e grandissimi problemi, il risultato di una incapacità cronica di capitalizzare le sue stesse avanzate istanze del pensiero per tradurle in progresso. Eppure Napoli aveva accolto e valorizzato Maria Bakunin in un’epoca nella quale trovare una donna laureata in chimica era più difficile che scovare un ago in un pagliaio, e non solo nel sud Italia. Subito dopo la laurea con una tesi sulla stereochimica, la giovanissima Marussia divenne “preparatore” nell’ateneo napoletano, ottenendo poi la Cattedra e successivamente il titolo di “professore emerito”.
Abbiamo detto che Benedetto Croce è stato uno dei maggiori responsabili dello svilimento della cultura scientifica in Italia, a partire da un credo pedagogico che ebbe una pesante influenza sull’impostazione scolastica. Eppure lo stesso Croce nominò la prof.ssa Bakunin presidente dell’Accademia Pontaniana per le sue alte qualità scientifiche e morali. Ed ora il ritratto di Maria Bakunin campeggia nell’Aula minore della Società Reale a Napoli, accanto a quelli di Benedetto Croce e Giambattista Vico. Tuttavia, se la dott.ssa Pasqualina Mongillo non avesse scritto il bellissimo libro Marussia Bakunin – Una donna nella storia della chimica, pochissimi si ricorderebbero di questa eccezionale scienziata. Seppur dimenticata dai più, Marussia ha vissuto pienamente ed ha avuto i riconoscimenti che si meritava; tutti concordiamo che è sempre meglio essere valorizzati in vita che dopo la morte! Al defunto non è di nessuna utilità essere onorato; semmai ricordare una personalità come quella di Marussia serve a noi: per alimentare la speranza, avere degli esempi, lottare con più convinzione, mantenere in vita quello sprone che pian piano di perde per strada. Un pò per stanchezza, un pò per disillusione. Ma … cosa ha fatto di tanto speciale Marussia? Ricordiamola come donna, scienziata e insegnante, tratteggiandone alcune caratteristiche che spero invoglino a leggere questo coinvolgente libro che la Mongillo ci ha regalato.
Marussia donna
Marussia aveva un carattere fortissimo, come emerge dalle testimonianze di tutti coloro che l’hanno conosciuta. La madre ultraottantenne di una mia collega, laureata a Napoli in scienze naturali, la ricorda come docente di chimica quasi con terrore. Nel libro della Mongillo apprendiamo che ascoltava gli studenti esaminati agli esami con gli occhi chiusi per concentrarsi il più possibile sull’esposizione, atteggiamento simile a quello dell’amato nipote Renato Caccioppoli, famoso ed eccentrico professore di matematica all’Università Federico II. Nel maggio 1938 Mussolini era in visita a Napoli; Caccioppoli tenne un discorso pubblico contro di lui e contro Hitler in presenza della polizia segreta fascista facendo suonare la marsigliese da una piccola orchestra. Fu arrestato (e non era la prima volta) ma sua zia, la Bakunin, riuscì a farlo scarcerare convincendo le autorità dell’incapacità di intendere e di volere del nipote. Citiamo alcuni passi del grande chimico napoletano Rodolfo Nicolaus, allievo e pupillo della Bakunin scomparso qualche anno fa, che ha scritto in una sua personale commemorazione:
Maria Bakunin, fu una grande scienziata, donna forte e coraggiosa fino alla audacia da taluni ritenuta violenta e prepotente. Esercitò un forte potere su chiunque, uomo o donna che fosse, ricco o povero, debole o potente. Fu temuta e riverita da tutti e nessuno si ribellò. Ma non fu sempre cosi. In una sessione di esami del 1941 un ufficiale in divisa si presentò a sostenere l’esame di chimica organica (secondo una disposizione Ministeriale i militari in divisa godevano di molte agevolazioni e non potevano essere bocciati). La Signora l’apostrofò: cosa fa lei qui così travestito? L’ufficiale, sentendosi offeso, mise mano alla pistola e solo l’intervento tempestivo ed intelligente dello Ing. Bonifazi evitò una tragedia. Rivelò un carattere forte e generoso fin da giovinetta. Quando passeggiando per via Toledo in calesse con i fratellini, riuscì a domare il cavallo improvvisamente imbizzarrito o quando caduta la sorellina Sofia in un pozzo di Capodimonte si fece calare essa stessa nel pozzo riuscendo ad afferrarla per i capelli. Quando i Tedeschi nel 1943 misero a fuoco le biblioteche di via Mezzocannone, la Bakunin si sedette in prossimità delle fiamme incrociando le braccia. Il tenente tedesco comandante, stupefatto da tanto coraggio dette ordine di ritirarsi ed i danni furono meno gravi. Io penso che Maria Bakunin fosse la persona adatta a guidare in quel periodo di violenti emergenze e di forti contrasti l’Accademia e che quindi la scelta di Croce fosse giusta.
Queste vicende eclatanti sono quelle che più colpiscono il lettore distratto; ma scorrendo la biografia di Marussia in modo attento e analitico si percepisce chiaramente come il coraggio, il rigore e la decisa propensione all’azione ne abbiano caratterizzato l’intera vita in ogni suo aspetto.
Marussia scienziata
Il periodo in cui Marussia comincia la sua carriera accademica è particolarmente significativo per la chimica. Gli inizi della chimica moderna con la produzione su grande scala e quelli della sperimentazione della scienziata sembrano coincidere. Bastano pochi esempi: agli inizi del ‘900 si realizza l’ossidazione catalitica dell’ammoniaca e la sua trasformazione in acido nitrico. Nascono le resine fenoliche come la bachelite, la viscosa, si affermava sui mercati la gomma sintetica. Per Marussia il punto di partenza è l’analisi chimica, alla quale è associato il procedimento inverso, la sintesi. Dagli scritti di Marussia emerge chiaramente la fondamentale caratteristica della chimica: la sua “invisibilità ”. L’autrice, filosofa di formazione, scrive riallacciandosi a un grande pensatore vissuto a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, Francesco Bacone:
Baconianamente la natura non manifestava i suoi segreti se non veniva “violentata, costretta” dall’arte e dalla sperimentazione.
In questo modo ogni “teoria” diventa una “rivelazione” che supera il passato facendosi presente. Nel suo approccio alla conoscenza Maria Bakunin si fa portavoce del metodo peculiare della scienza empirica. Dinanzi a un numero infinito di mondi logicamente possibili occorre rappresentarne uno ed uno solo: quello dell’esperienza. La chimica crea il suo oggetto – affermò il filosofo Gaston Bachelard - e questa facoltà creatrice la rende simile all’arte stessa. Aggiunge Izaak Maurits (Piet) Kolthoff nell’opera “La Syinthèse chimique”:
Essa ha anche la pretesa di formare una moltitudine di esseri artificiali, simili agli esseri naturali e partecipanti di tutte le loro proprietà . Questi esseri sono le immagini realizzate delle leggi astratte, di cui si persegue la conoscenza.
Non paga, l’autrice cita “Tra il tempo e l’eternità ” di Isabelle Stengers e Ilya Prigogine per spiegare come la potenza creatrice della chimica dia luogo a strutture che, nella loro irreversibilità , fanno di questa scienza del divenire una scienza essenzialmente storica.
Maria Bakunin ha esaminato la chimica attraverso questi aspetti: come scienza creatrice in quanto studiosa di stereochimica; come scienza storica in quanto studiosa dei giacimenti di Giffoni Valle Piana, nella speranza purtroppo mal riposta di dare al salernitano un nuovo impulso economico tramite i carburanti che si sarebbero potuti ricavare. La prima pubblicazione della scienziata risale al 1890 e riguarda la preparazione degli acidi fenilnitrocinnamici, tema che si inserisce nel più generale filone della scoperta di sempre nuovi stereoisomeri. L’analisi dei giacimenti di Giffoni rientra in uno dei numerosi studi di di Maria in seno alla chimica applicata. Tra il 1909 e il 1910 gli interessi della scienziata si indirizzano agli scisti bituminosi, rocce metamorfiche intrise di bitume originate in seguito a grandi catastrofi naturali. L’estrazione di petrolio dagli scisti bituminosi è possibile ma molto costosa, quindi senza interesse commerciale. Ad ogni modo la studiosa ha compiuto una descrizione dei giacimenti di alto valore scientifico. Altro aspetto interessante dell’attività scientifica della Bakunin riguarda la fotochimica, in particolare gli effetti della luce sui pigmenti. Una consistente parte delle sue ricerche è dedicata all’isolamento delle melanine dal melanoma, contribuendo con importanti pubblicazioni alle cure di questa grave patologia della pelle.
Marussia insegnante
Maria Bakunin era un’appassionata didatta. Pur avendo esperienza di docenza esclusivamente a livello universitario, l’impegno dimostrato nell’insegnamento le fruttò un incarico da parte dell’allora ministro Francesco Nitti, nel 1914, che consisteva nello studio del sistema dell’istruzione professionale in Belgio e in Svizzera. La scienziata era infatti convinta che l’educazione avesse un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnico e culturale del Paese. Marussia partì dallo studio dell’impostazione generale di ciascuna scuola rispetto ai mezzi impiegati e ai risultati raggiunti, soffermandosi sull’insegnamento specifico della chimica. Ne risultò una ricca e approfondita relazione che tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo nell’insegnamento dovrebbero leggere, pedagogisti e tecnici ministeriali compresi. Cosa occorre – si chiedeva Marussia – perchè le nostre scuole diventino “il vero semenzaio di coloro che con sciente operosità daranno ricchezza al paese?”; la risposta era molto semplice: “un concorde sviluppo della parte teorica e della parte pratica”. Marussia distingueva le scienze “delle cattedre” dalle scienze “esatte” a fondamento sperimentale (chimica, fisica, meccanica). Considerava la pura astrazione un danno così come il puro empirismo: non serve a nulla un dotto trattato sulle materie coloranti senza la conoscenza tecnica della manipolazione e della pratica della tintura. Scrive: “sarà più utile mostrare all’alunno una distillazione secca del carbon fossile piuttosto che obbligarlo a sforzi mnemonici per enumerare i prodotti della distillazione”; specialmente nelle scuole a indirizzo chimico, non era ammissibile trascurare la dimostrazione sperimentale e l’esercitazione analitica e sintetica, poiché si deve apprendere “nell’esercizio concorde di tutti i nostri sensi”. Infine Marussia conclude:
La disoccupazione è quasi sempre frutto dell’ignoranza dell’artefice. Un buon meccanico, un buon elettricista, una buona cucitrice di ago, un buon disegnatore, un buon cesellatore  e così via troverà sempre lavoro; purtroppo si lamenta nell’industria di imbattersi assai raramente in tali elementi. Non ultima tra le cause di tale deficienza è il fatto che le alunne e gli alunni delle nostre scuole non giungono ad acquistare quel grado di cultura tecnica richiesto dall’industria.
In chimica questo significava avere laboratori attrezzati, in modo che l’alunno potesse manipolare e sperimentare. Dall’arredamento scolastico doveva trasparire un qualche gusto artistico, in modo che “il lavoro e lo studio diventeranno diletto dello spirito, concorde allo sviluppo delle facoltà fisiche e psichiche, non catena da forzato, come lo sono spesso ora”. In questo approccio, fondamentale era la figura dell’insegnante: Marussia insisteva affinché il Ministero mandasse a casa i maestri sofferenti, e mandasse le nuove leve in visita presso le scuole estere per trarre consigli e formare i futuri insegnanti con larghi compensi in funzione dei sacrifici richiesti: il valore degli insegnanti – scrive la scienziata – assicurerà il valore degli alunni. Marussia chiude la sua eccellente relazione con la necessità di reperire adeguate risorse economiche per l’istruzione professionale fornendo specifiche indicazioni (prima fra tutte il prelievo forzoso), pena il progressivo arretramento dell’intero Paese.
A distanza di un secolo quasi tutta l’istruzione professionale italiana versa in uno stato pietoso, come può testimoniare chiunque operi in queste scuole; gli insegnanti sono mal pagati e per niente valorizzati in base al merito; l’età pensionabile è progressivamente allungata e l’ingresso di nuove leve bloccato; non solo l’arredamento, ma l’intera l’edilizia scolastica presenta gravi problemi per la generale mancanza di risorse e interventi mirati.
Riferimenti
Il sito della dott.ssa Mongillo dedicato al libro su Maria Bakunin, ricco di articoli, recensioni e testimonianze.
Gli altri blog d’autore di Linx hanno dedicato articoli molto ispirati ad alcune figure di donne scienziato, fra questi:
Mary ed io – L’ingrediente segreto (di Barbara Scapellato)
Lynn Margulis, la portavoce del microcosmo – Continuo proceso de cambio (di Maurizio Casiraghi)
Donne e fisica – Linee di scienza (di Francesca E. Magni)






