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fotosintesi

Dai blue jeans alle celle solari

27 Nov. 2011 | categoria ambiente, nanotech | Leggi tutto | 6 commenti

Il saggio alla perla di borace è stato eseguito, ma nessuna traccia di blu nella fiamma. Dunque non c’è cobalto. Meglio così … anche se, come dice Paoloalbert, quella degli antociani estratti dal cavolo sembra una spiegazione ad usum populi, invitandomi a considerare la possibilità che si tratti di un altro pigmento: la cuproftalocianina, la cui formula di struttura è mostrata a lato. Paoloalbert scrive: “La Cuproftalocianina si presenta come una polvere di un bel blù-violaceo profondo; è del tutto insolubile in acqua ma in essa vi si disperde facilmente come fosse solubile, con colore blù o azzurro se molto diluita. La Cuproftalocianina è un pigmento di grandissimo potere colorante e si attacca tenacemente a tutto quello con cui viene in contatto, perfino il vetro dei becker. Ftalocianine laser-sensibili vengono usate come materiale sensibile nei CD/DVD perchè devono garantire stabilità per molti anni. Clorurando profondamente la molecola (in totale 16 atomi di cloro negli anelli benzenici) si ottiene il verde ftalocianina, mentre altre ftalocianine si ottengono sostituendo il rame con altri metalli di transizione”. Vi invito a visitare il suo blog per i dettagli sulla sintesi, comprese le foto del pigmento ottenuto. Purtroppo nel laboratorio di scuola proprio non saprei come verificare se di ftalocianine si tratta …al mio collega sembra strano che le solubilissime antocianine, pur essendo nelle maglie di una struttura vetrosa, non colorino neppure pallidamente l’acqua nella quale abbiamo immerso i cristalli triturati molto finemente, neanche ad alte temperature! Effettivamente viene da pensare alle resistenti ftalocianine: non a caso queste sono usate per colorare di blue jeans; e quelli di qualità, lo sappiamo bene, non stingono se non dopo numerosi lavaggi. Le numerose modifiche che possono essere apportate alla struttura delle ftalocianine (cambiando il metallo centrale o inserendo sostituenti sugli anelli aromatici) consentono di ottenere numerosi pigmenti di varie tonalità del blu e del verde; questo presuppone interazioni con alcune componenti della luce solare che permettono di assorbirne parte dell’energia, ottenendo in risposta una relativa emissione energetica nel campo del visibile.

Una curiosa somiglianza

Esaminiamo ora la molecola a destra: come vedete la struttura è simile a quella delle ftalocianine; infatti impartisce un colore verde, il colore della natura per eccellenza, dalle grandi foreste alle “erbacce” di città che gli studenti della collega prof.ssa Scapellato hanno fotografato. A differenza delle ftalocianine si tratta di una molecola naturale: è infatti la clorofilla, precisamente uno dei possibili tipi, la clorofilla c1. Come vedete la molecola ha una struttura ad anello al centro del quale c’è un atomo di magnesio, che ha la funzione di mantenere la struttura rigida per evitare che l’energia solare si disperda sotto forma di calore prima che possa essere utilizzata per la fotosintesi. Sappiamo bene che le clorofille immagazzinano e utilizzano l’energia solare, anche se le complesse reazioni alla base della fotosintesi non sono state del tutto chiarite. Tuttavia quello che i ricercatori sanno sul processo fotosintetico ha consentito di utilizzare molecole simili alla clorofilla nello stoccaggio dell’energia solare: alla luce della somiglianza con le clorofille, non stupisce che le ftalocianine possano trovare impiego nei pannelli solari. Secondo uno studio della Cornell University pubblicato sulla rivista Nature Chemistry le molecole normalmente impiegate nei blue jeans e negli inchiostri colorati delle penne biro contribuirebbero ad abbattere i costi del fotovoltaico e renderlo ancora più economico, contribuendo alla creazione di celle solari flessibili e più economiche. I chimici che hanno condotto lo studio sono William Dichtel e Eric L. Spitler. Entrambi si occupano di chimica supramolecolare allo scopo di assemblare materiali nanostrutturati, come potete leggere nella breve panoramica delle tematiche di ricerca riportata sulla pagina del prof. Dichtel.

La fotosintesi in breve

Molti altri ricercatori cercano di imitare i processi naturali allo scopo di ottenere energia; ovviamente lo studio della fotosintesi è altamente promettente da questo punto di vista. In cosa consiste la fotosintesi in breve? Il processo della fotosintesi clorofilliana è costituito da un insieme di reazioni chimiche con le quali le piante verdi producono ossigeno e particolari sostanze chiamate carboidrati, principalmente glucosio, utilizzato da animali e piante come fonte di energia. Ossigeno e carboidrati sono prodotti a partire da anidride carbonica e acqua con l’aiuto della luce solare “catturata” da molecole di clorofilla, un pigmento presente nelle cellule vegetali. Il processo fotosintetico può essere schematizzato nel modo seguente:

Come abbiamo già detto, il complesso meccanismo della fotosintesi non è ancora completamente noto. Possiamo però descriverne sinteticamente i primi stadi:

1. La luce viene assorbita da un sistema organizzato di molecole di clorofilla, che acquistano energia.

2. L’energia viene trasferita all’interno del sistema molecolare organizzato e convogliata, come in un’antenna, in un sito specifico detto “centro di reazione”.

3. In questo sito l’energia viene utilizzata in tempi estremamente brevi (dell’ordine del picosecondo, 10-12 s).

4. Il processo continua con una serie incredibilmente complessa di reazioni che portano ai prodotti del mondo vegetale.

La fotosintesi artificiale

La quantità di energia solare catturata dalla fotosintesi è immensa, pari a circa sei volte l’attuale consumo energetico mondiale. Questo ha indotto gli scienziati a interrogarsi sulla possibilità di utilizzare l’energia solare per realizzare una fotosintesi artificiale, tramite la quale produrre combustibili. Come nella fotosintesi naturale, le reazioni chimiche di un analogo processo artificiale devono essere perfettamente organizzate:

- nello spazio (occorre rispettare le distanze fra molecola e molecola);

- nel tempo (alcune reazioni devono essere più veloci di altre ed avvenire in tempi brevissimi);

- nell’utilizzo dell’energia (ogni stadio deve utilizzare una determinata porzione dell’energia fornita dalla luce solare).

Partendo da queste considerazioni, gli scienziati stanno puntando a realizzare processi di fotosintesi artificiale per vari scopi, ad esempio per realizzare una reazione di decomposizione fotochimica dell’acqua in idrogeno e ossigeno:

Questo processo permetterebbe di “iniettare” energia sotto forma di luce solare nell’acqua, molecola abbondantissima sulla Terra, per ottenere idrogeno (combustibile) e ossigeno (comburente) senza produrre inquinamento chimico. Per raggiungere l’obiettivo i chimici sono al lavoro per sintetizzare molecole simili alla clorofilla naturale (come le ftalocianine) e particolari catalizzatori. In questo modo sarà possibile realizzare reazioni che procedono secondo determinati criteri in termini di spazio, tempo, energia. L’idrogeno e l’ossigeno prodotti potrebbero quindi sopperire alle fonti energetiche in via di esaurimento come i combustibili fossili.

Per approfondire:

In occasione dell’Anno Internazionale della Chimica, l’Università di Torino ha dedicato alcune pagine all’attività del prof. Vincenzo Balzani, uno dei chimici più citati al mondo, utili per introdurre gli studenti alle definizioni di “chimica supramolecolare” e “nanotecnologia”. Il prof. Balzani si è dedicato alla fotochimica, alla chimica supramolecolare, alle macchine molecolari e all’aspetto chimico della nanotecnologia, come dimostrano le tematiche del suo gruppo di ricerca. Il professore ha compiuto ricerche nel campo della fotosintesi artificiale, cercando di richiamare l’attenzione sull’incombente crisi energetica e sulla necessità di trovare fonti di energia rispettose dell’ambiente.

Congegni e macchine a livello molecolare – interessantissimo articolo scritto da Vincenzo Balzani, Alberto Credi, Margherita Venturi. Da notare il titolo dell’ultimo paragrafo: Chimica supramolecolare, arte e nanotecnologia.

Se ho una scarpa un po’ rotta. Invito ad un consumo consapevole - Riflessione di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani sulla crisi energetica contenuta nel numero di novembre de L’alambicco – Distillato di notizie su chimica e società

La fotosintesi: un sistema redox per la vita – Articolo del microbiologo Salvatore Caiazzo ospitato sul sito di Chimicare, associazione culturale per la divulgazione della cultura chimica

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Gas serra: una lezione nella lezione

6 Mar. 2011 | categoria CLIL, ambiente | Leggi tutto | Nessun commento

Un mio amico insegnante di inglese ha la curiosa abitudine di far simulare ai ragazzi delle lezioni dentro la lezione stessa. Uno studente recita la parte del docente, altri due o tre interagiscono con lui come se fossero suoi allievi. Vi ricordate lo script? In un certo senso si tratta di mettere in atto una rappresentazione che facilita l’assimilazione del lessico specifico (la cosiddetta microlingua), cosa particolarmente importante in un contesto CLIL. Lo stralcio di script che vi ho fornito era in italiano, ora ne abbozzo uno in inglese seguendo l’idea del mio amico/collega. Il testo di riferimento per progettare uno script su un argomento scientifico può essere un articolo sui gas serra in cui se ne evidenziano le implicazioni sul piano sociale. Non a caso l’articolo, presente sul sito della University of Michigan, si intitola Greenhouse Gases and Society; esso si adatta ad una classe quinta di competenza linguistica intermediate/advanced (B2/C1).

Il lessico microlinguistico che si vuole rafforzare riguarda i termini: greenhouse gases, radiation, carbon dioxide, water vapor, methane, fossil fuels, coal, petroleum products, natural gas, oxygen, life cycle, solubility, pollution, photosynthesis.

Lo script intende trasporre i contenuti in esame sotto forma di interazione insegnante-allievo, nella quale si usa un lessico specifico ma anche un tono informale. P.= Professore, mentre S.A., B., C. = Studente A, B, C. Ne riporto uno stralcio:

P: There’s been a lot of talk over the last few decades about greenhouse gases – those gases in the atmosphere that trap radiation from the sun so that after it passes into the atmosphere in doesn’t pass out. People are increasingly conscious of the environmental effect of their daily activities, wich is a good thing. But all the publicity can be confusing too. What do you think?

S.A.: I think writing for the general public about science is a real service, but …well, it’s not nice to say, but …I wish some of these people would verify things with real scientists more often. They’d save themselves some embarrassment.

P.: I agree. I’d like to clear up some things about that hot topic: carbon dioxide. Carbon dioxide is a greenhouse gas; it absorbs energy from the sun. It’s like water vapor and methane, two other naturally occurring greenhouse gases. You know that carbon dioxide is produced when we burn fossil fuels –coal, petroleum products, natural gas – and those fuels run a lot of the machines and manufacturing processes that drive the modern life. But … we produce carbon dioxide too. How do we produce carbon dioxide as a waste product?

S.B.: It’s one of the by-products of respiration. We breathe in air, use up some of the oxygen, and breathe out air that contains carbon dioxide. So do other animals. Carbon dioxide is part of the natural life cycle.

P.: Well. How does nature control the amount of carbon dioxide floating around in the atmosphere?

S.A.: I thought the ocean soaked it up.

P.: Yes, that’s one way. Carbon dioxide is very soluble in water. Soluble …uh, I don’t have to explain that one to you because the root’s related to the word dissolve, right? Unfortunately, if we’re looking for a solution to carbon dioxide pollution, the ocean isn’t it. Why?

S.C.: That’s because the ocean absorbs gases from the atmosphere very, very slowly. If we suddenly increased the amount of carbon dioxide we produced, current models suggest that it would take 1.000 years for it to mix into seawater!

P.: Okay, so that’s one way nature deals with carbon dioxide. What’s the other?

S.C.: Plants, isn’t it? I mean, plants breathe carbon dioxide the way we breathe air.

P.: Sure. Plants require carbon dioxide for photosynthesis. The more dense the growth of large plants, the more carbon dioxide is absorbed. Like the ocean, green plants release carbon dioxide into the atmosphere as well absorb it, but … when a plant dies … you know, its carbon dioxide is back in the air. However – this is the interesting part – unlike the ocean, green plants soak up carbon dioxide to use it, to make the energy they need to live and grow. So, in some regions … populated, industrialized … increased levels of carbon dioxide can stimulate plant growth. Some people have suggested that we can use that natural phenomenon to help deal with increased levels of greenhouse gases in the atmosphere.

Per quanto riguarda la proposta di esercizi, i distrattori nei quesiti a risposta multipla possono essere di più tipi: answers too specific; answers too broad; answers not mentioned; answers-trap; answers contrary to the main idea

Esempi:

What is the discussion mainly about?

a) A new solution for carbon dioxide pollution

b) Types of plants used to absorb excess carbon dioxide

c) How nature controls the amount of carbon dioxide in the atmosphere

d) Two ways carbon dioxide is absorbed by the ocean

What is the problem with relying on the oceans to solve the problem of excess amounts of carbon dioxide?

a) Most sources of carbon dioxide are far from the ocean

b) Seawater takes in carbon dioxide very slowly

c) The oceans have already absorbed their limit of carbon dioxide

d) The number of marine plants is decreasing

Why does the professor mention that carbon dioxide is a by-product of respiration?

a) To emphasize the importance of carbon dioxide to life on Earth

b) To explain the need for more specific writings about the environment

c) To provide some background information for a discussion of carbon dioxide

d) To give an example of the dangers of environmental pollution

What did Student A mean by this?

“I think writing for the general public about science is a real service, but …well, it’s not nice to say, but …I wish some of these people would verify things with real scientists more often. They’d save themselves some embarrassment.”

a) He is frequently asked to write articles about science

b) Some popular writing about science is inaccurate

c) Students should not be embarrassed at their lack of knowledge

d) More writers are becoming interested in the topic of pollution

What did the professor imply when he said:

“Soluble …uh, I don’t have to explain that one to you because the root’s related to the word dissolve, right?”

a) He is not sure about the origin of the word

b) She has previously explained the meaning of the word

c) The students should understand the meaning of the term

d) He is using the term in an unusual way

How are plants different from oceans in the way they absorb carbon dioxide?

a) Plants never release carbon dioxide back into the atmosphere

b) The rate of absorption by plants can increase rapidly

c) Plants immediately use what they absorb

d) Plants do not convert carbon dioxide into other chemicals

Si può anche associare ad ogni espressione la sua funzione all’interno dello script scegliendo tra un insieme di risposte: basic purpose, tone indicator, tone words, transition, strong transition (ad esempio, “unfortunately” corrisponde a un “tone indicator”).

- Unfortunately, if we’re looking for a solution to carbon dioxide pollution, the ocean isn’t it.

Unfortunately             ———>   tone indicator

- I’d like to clear up some things about that hot topic

clear up some things about

- That’s because the ocean absorbs gases from the atmosphere very, very slowly.

That’s because

- However – this is the interesting part – unlike the ocean, green plants soak up carbon dioxide to use it

However

interesting part

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