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Fabrizio De André

Ma l’acqua gira e passa…

20 Giu. 2011 | categoria chimica e arte | Leggi tutto | 2 commenti

L’acqua è stata la grande protagonista di questi ultimi mesi. Mi sono resa conto di aver scritto molti articoli sull’acqua, alla quale è stato anche dedicato un Carnevale della Chimica particolarmente riuscito. L’acqua è uno dei simboli più significativi dell’estate, che quest’anno si apre dopo i risultati di un referendum in cui ben due quesiti l’hanno coinvolta, e la cui affluenza - al di là delle diverse posizioni - ha costituito una grande prova di partecipazione popolare. Così, per celebrare l’inizio dell’imminente estate astronomica, vi saluto con un brano dedicato all’acqua. L’anno scorso ho chiuso il blog con De Andrè. Quest’anno lo faccio con il cantautore la cui musica è ormai, per me, una compagnia quotidiana. Nessun verso coglie meglio di così il lato implacabilmente inanimato di questa sostanza semplice, versatile ed essenziale:

Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa, ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…

 

Seppure “ottusa e indifferente”, l’acqua ci permea: è un rapporto a senso unico, in cui solo una delle due parti ha bisogno dell’altra per vivere. L’acqua ci porta “odore d’ozono” (forse il cloro ha un suono meno poetico?), copre con il proprio scrosciare “lo spacco dei tuoni che restano appesi un momento nel cielo distratto”. La “distrazione” del cielo, così come il carattere “ottuso e indifferente” dell’acqua rendono bene il distacco della natura dai sentimenti umani:

E cade su me che la prendo e la sento filtrare,

leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini,

portandomi odore d’ ozono, giocando a danzare,

proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini,

colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni,

destando annoiato interesse negli occhi di un gatto,

coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni

che restano appesi un momento nel cielo distratto.

Il ciclo dell’acqua investe tutto: non solo la natura, ma la nostra stessa anima, in un “ingranaggio continuo, confuso e vivente” che condiziona sensi e pensieri. Mentre i nostri stati d’animo risentono di tuoni, crepitii, correnti d’acqua e di venti, nuvole e sole, nevi e pioggia …noi non riusciamo ad esercitare la benchè minima influenza sugli eterni cicli naturali (noi come singoli, l’intero genere umano ci sta purtroppo riuscendo!):

E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta,

evapora in nuvole cupe rigonfie di nero

e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta

diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero.

Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro,

un sasso che l’ apre, che affonda, sparisce e non sente,

vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro

di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.

Concludo con questo gucciniano inno all’acqua il post n. 200 di un blog su cui ho iniziato a scrivere tre anni or sono:

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Love is like oxygen

15 Mar. 2011 | categoria chimica e arte, elementi | Leggi tutto | Nessun commento

Guardate com’è contento, ormai è una celebrità: non solo libri di scienze, ma anche canzoni e poesie parlano di lui. Questo pupazzo rappresenta infatti l’ossigeno, uno degli elementi di cui non possiamo assolutamente fare a meno. Lui ne è consapevole e non deve fare niente per ricordarcelo: ci basta trattenere il respiro qualche secondo per capire quanto è prezioso. Lo sapevano bene anche gli Sweet, che cantavano Love is like oxygen:

Love is like oxygen

You get too much you get too high

Not enough and you’re gonna die

Love gets you high

Love is like oxygen

O le Spice Girls, che in Oxygen ripetevano:

You’re the breath that I take

You’re the smile on my face

Every time I breath in

Brings me warmth from within

When you touch me I start believing

Loving is like oxygen

(You’re in every breath I take)

Chissà in quante altre canzoni è presente l’ossigeno. Sono sicura che la citazione più poetica resterà sempre quella del nostro Fabrizio De Andrè, che nella celebre Un Chimico cantava:

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare

guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:

soltanto una legge che io riesco a capire

ha potuto sposarli senza farli scoppiare.

Soltanto la legge che io riesco a capire

L’ossigeno non è presente solo nei brani musicali. Uno studente del Ringling College of London of Arts and Design ha preparato questo bel filmato segnalatomi alcuni giorni fa, di cui la foto di sopra costituisce un fermo immagine:

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Non male, eh?

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C’è un po’ del chimico in tutti noi

14 Lug. 2010 | categoria chimica e arte, chimica e letteratura | Leggi tutto | 4 commenti

Gli Esami di Stato si sono conclusi…. finalmente. Ancora risento degli strascichi di stanchezza, nonostante sia passata quasi una settimana dalla fine della mia prima esperienza come commissario esterno. Ad ogni modo è stata una bella avventura, sia per il clima di simpatia in cui ho lavorato (i commissari interni sono stati tutti estremamente accoglienti e professionali) sia per l’originalità delle tesine dei ragazzi, alcune delle quali davvero ben articolate (per una volta voglio soffermarmi sulle eccellenze e cercare di dimenticare gli inevitabili strafalcioni che mi è toccato ascoltare). In particolare una studentessa ha presentato un lavoro il cui filo conduttore sono i brani di Fabrizio De André della raccolta Non al denaro, non all’amore nè al cielo ispirati all’Antologia di Spoon River. Ovviamente il collegamento con la chimica non poteva che partire dalle parole di Trainor il farmacista, diventato poi Un Chimico nella splendida, intramontabile, perfetta versione del grande Faber:

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Che dire …. per me il nostro De André ha largamente superato Edgar Lee Masters, nonostante le impareggiabili traduzioni di Fernanda Pivano. Ogni volta che ascolto questo brano penso alla magia che solo un grande cantautore e poeta poteva realizzare: quella di farci ritrovare tutti nelle parole di un anonimo chimico di provincia. Perchè altrimenti tutti, chimici e non, dovrebbero commuoversi ascoltando questi versi in musica? E’ per questo motivo che ho contestato alla studentessa un’interpretazione troppo scontata della scelta del cantautore di sostituire i nomi propri dei titoli delle poesie, indicando invece intere categorie nei titoli delle canzoni: Un chimico al posto di Trainor, Un medico al posto del dott. Siegfried Iseman, Un ottico al posto di Dippold, Un malato di cuore al posto di Francis Turner, ecc… La studentessa sosteneva che in questo modo De André ha voluto sottolineare l’attribuzione di determinati caratteri all’intera categoria dei chimici, non solo al singolo personaggio Trainor. Si deduce – ho ribattuto – che tutti i chimici sarebbero, chi più chi meno, tendenzialmente timorosi della vita, sospettosi nei confronti delle passioni amorose, rinchiusi nei loro laboratori a preparar misture continuando a interrogarsi sulle misteriose leggi dei sentimenti, ahimè ben più complicate delle leggi chimiche:

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

E ancora:

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Non solo. I chimici guarderebbero con un misto di invidia e incredulità coloro che si lasciano andare al gioco dell’amore. Invidia, perchè Trainor percepiva la felicità degli altri e forse un pò ne soffriva; incredulità, perchè allo stesso tempo non riusciva a comprendere come essa poteva originarsi (di fatto, non l’aveva mai sperimentata). Infatti:

Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
.

È strano andarsene senza soffrire,
senza un voto di donna da dover ricordare.
Ma è fosse diverso il vostro morire
vuoi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Beh, ogni chimico sa che questo non è vero (basterebbe pensare a tutti gli intrallazzi che nascono nei laboratori, favoriti da ore e ore di lavoro in comune fra formule e bench!). Questi versi non vogliono certo rafforzare il luogo comune dello scienziato freddo e distaccato. Piuttosto De André ha voluto ricordarci che tutti noi ci comportiamo come Trainor in certi contesti:

quando, delusi o feriti, ci rifugiamo in un mondo più rassicurante (non dimentichiamo le parole di Primo Levi: La chimica e la fisica di cui ci nutrivamo, oltre che alimenti di per sè vitali, erano l’antidoto al fascismo, perchè erano chiare e distinte e a ogni passo verificabili, e non tessuti di menzogne e vanità, come la radio e i giornali).

Quando ci interroghiamo sul perchè gli esseri umani si comportino in modo così irrazionale, e non riusciamo a trovare risposta per non aver mai provato veramente certi sentimenti e passioni. Purtroppo, mentre Trainor si interroga con l’attitudine tipica dello scienziato, molti di noi giudicano con faciloneria (ricordo ancora il poco intelligente interrogativo di un mio conoscente: perchè mai in certi paesi una donna commetterebbe adulterio pur rischiando la lapidazione?).

Quando semplicemente ci sentiamo incompatibili con il mondo reale ma stiamo benissimo nel nostro personale universo. Un universo fatto di sogni, fantasia o leggi scientifiche che comprendiamo fino in fondo e in cui ci sentiamo orgogliosamente padroni (soltanto una legge che io riesco a capire/ha potuto sposarli senza farli scoppiare/Soltanto la legge che io riesco a capire). Uno spazio in cui ci rilassiamo e siamo davvero noi stessi, anche quando non abbiamo particolari motivi per evitare il mondo esterno. Le scienze sono anche una raffinata ed efficace forma di evasione, ci permettono di coltivare il nostro io interiore in uno splendido isolamento, pur in un laboratorio affollato. In questo senso trovo bellissimo che ci sia un pò del chimico in tutti i noi.

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