Ma l’acqua gira e passa…
L’acqua è stata la grande protagonista di questi ultimi mesi. Mi sono resa conto di aver scritto molti articoli sull’acqua, alla quale è stato anche dedicato un Carnevale della Chimica particolarmente riuscito. L’acqua è uno dei simboli più significativi dell’estate, che quest’anno si apre dopo i risultati di un referendum in cui ben due quesiti l’hanno coinvolta, e la cui affluenza - al di là delle diverse posizioni - ha costituito una grande prova di partecipazione popolare. Così, per celebrare l’inizio dell’imminente estate astronomica, vi saluto con un brano dedicato all’acqua. L’anno scorso ho chiuso il blog con De Andrè. Quest’anno lo faccio con il cantautore la cui musica è ormai, per me, una compagnia quotidiana. Nessun verso coglie meglio di così il lato implacabilmente inanimato di questa sostanza semplice, versatile ed essenziale:
Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa, ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…
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Seppure “ottusa e indifferente”, l’acqua ci permea: è un rapporto a senso unico, in cui solo una delle due parti ha bisogno dell’altra per vivere. L’acqua ci porta “odore d’ozono” (forse il cloro ha un suono meno poetico?), copre con il proprio scrosciare “lo spacco dei tuoni che restano appesi un momento nel cielo distratto”. La “distrazione” del cielo, così come il carattere “ottuso e indifferente” dell’acqua rendono bene il distacco della natura dai sentimenti umani:
E cade su me che la prendo e la sento filtrare,
leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini,
portandomi odore d’ ozono, giocando a danzare,
proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini,
colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni,
destando annoiato interesse negli occhi di un gatto,
coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni
che restano appesi un momento nel cielo distratto.
Il ciclo dell’acqua investe tutto: non solo la natura, ma la nostra stessa anima, in un “ingranaggio continuo, confuso e vivente” che condiziona sensi e pensieri. Mentre i nostri stati d’animo risentono di tuoni, crepitii, correnti d’acqua e di venti, nuvole e sole, nevi e pioggia …noi non riusciamo ad esercitare la benchè minima influenza sugli eterni cicli naturali (noi come singoli, l’intero genere umano ci sta purtroppo riuscendo!):
E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta,
evapora in nuvole cupe rigonfie di nero
e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta
diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero.
Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro,
un sasso che l’ apre, che affonda, sparisce e non sente,
vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro
di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.
Concludo con questo gucciniano inno all’acqua il post n. 200 di un blog su cui ho iniziato a scrivere tre anni or sono:
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