Teatro e scienza
Ieri ho assistito ad una rappresentazione di vari sketch ad opera di alcuni studenti, che hanno inscenato in maniera assai spiritosa il comportamento di Socrate. Le scenette erano ambientate di volta in volta in diversi contesti ed epoche storiche, spesso con un uso assai appropriato di espressioni dialettali che colorivano non poco la sceneggiatura. La mia collega di matematica e fisica a un certo punto mi ha detto: “vedi quante cose si possono fare in campo umanistico? E noi, invece, con queste materie aride …”. Niente di più sbagliato! Anzi, a volte la rappresentazione teatrale di contenuti scientifici può avere esiti sorprendenti.
Immaginiamo uno script (ovvero un copione con ruoli, condizioni in entrata, risultati, scenari, ..) tipico di un argomento scientifico (ad esempio uno dei tanti riportati in un libro che ho presentato qualche mese fa). Vediamo che lo script si presta ad attivare quelli che i glottodidatti chiamerebbero chunk linguistici ovvero parole che consentono agli allievi di operare anticipazioni utili alla comprensione di ciò che si sta analizzando. “Chunk” significa letteralmente “grosso pezzo”; immaginiamo dunque i chunk della lingua come tanti pezzi di legno utili per sorreggerci più facilmente nel mare dei contenuti, consentendoci di effettuare i rimandi da un contenuto all’altro. Più semplicemente, possiamo indicarli come “parole chiave” (anche se i glottodidatti non sarebbero d’accordo…).
I personaggi della scena descritta sono cinque: due allievi che, ridotti in dimensioni microscopiche, cercano di intrufolarsi all’interno di una cellula; tre allievi che fanno parte del doppio strato lipidico, la parte esterna della membrana cellulare che “decide” quali sono le sostanze che devono entrare e uscire dalla cellula.
SCRIPT: VIAGGIO IN UNA CELLULA
Scena:
Il sipario si apre su un doppio girotondo di allievi che si tengono per mano (due cerchi concentrici): stanno simulando il doppio strato della membrana cellulare. Entrano in scena due allievi (1 e 2) che si dirigono verso il doppio cerchio dei compagni per entrarvi dentro.
Allievo 2 (mentre cerca di trascinare l’Allievo 1, che resiste, attraverso la membrana cellulare): “Ecco! Stiamo per entrare dentro una cellula! Questa è la membrana cellulare!”
Membrana 1 (uno degli allievi in girotondo della membrana esterna): “Cosa credete di fare voi due? Non penserete mica di entrare, vero? Non è che qui si entra e si esce come si vuole!”
Membrana 2 (altro allievo con fare saputello): “Eccoli qua i soliti ignoranti: non sapete che la membrana cellulare è semipermeabile e perciò selettiva? Noi lasciamo passare in entrata o in uscita solo le sostanze … utili e strettamente necessarie, mentre voi … insomma: voi non siete i benvenuti!”
Allievo 2 (con atteggiamento rassicurante): “Ma noi non volevamo fare niente di male, volevamo solo …”.
Allievo 1 (visibilmente contrariato): “Parla per te! Io non volevo un bel niente!”
Allievo 2 (lanciando un’occhiataccia al compagno): “Volevamo solo entrare per vedere cosa succede là dentro, senza naturalmente disturbare le vostre attività.”
Allievo 1 (con aria tra il pentito e l’affranto): “Ma chi me l’ha fatto fare di seguire questo pazzo! Era molto più comodo dormire in classe facendo finta di stare attento!”
Membrana 3 (altro allievo con aria condiscendente): “Va beh! Se è per farvi diventare un po’ meno ignoranti, possiamo anche fare uno strappo alla regola, ma non possiamo farvi entrare così: dobbiamo prima ricevere l’OK dal nucleo, che è la nostra centrale operativa governata dal DNA: solo lui è abilitato a rilasciare i permessi speciali.”
Membrana 4 (ulteriore allievo): “Rivolgiamoci all’RNA messaggero. E’ l’unico che per lavoro entra ed esce indisturbato dal nucleo: affidiamogli l’incarico di parlare al DNA.”
Mentre i due visitatori si guardano perplessi e ansiosi, arriva una voce da dietro le quinte:
VOCE FUORI CAMPO (con tono stentoreo e un po’ cavernoso): “Permesso accordato!”
A questo punto gli allievi-membrana rompono il legame tra loro e gli allievi 1 e 2 entrano nella cellula mentre il sipario si chiude. La successiva scena si svolgerà all’interno della cellula.
Chunk linguistici più probabili: cellula, membrana cellulare, permeabilità/semipermeabilità, selettività, nucleo, DNA, RNA messaggero.
Un’attività del genere svela in modo particolare la sua efficacia nel momento in cui viene proposta in lingua straniera nell’ambito di uno scenario CLIL. Infatti una rappresentazione teatrale funge da memotecnica in un particolare contesto per esplorare un contenuto, stimolare la formazione di immagini mentali del materiale presentato e aumentare la probabilità di recuperare e distinguere dai “distrattori” i dati immagazzinati. Questo è particolarmente auspicabile nell’apprendimento di una lingua straniera perchè la rappresentazione consente di agganciare più facilmente la parola al suo specifico significato; sappiamo infatti che uno degli ostacoli all’apprendimento delle lingue risiede nel fatto che ad una parola possono essere associati significati diversi, spesso difficili da contestualizzare come nella nostra lingua madre. L’esempio proposto è particolarmente semplice, tanto che può essere applicato anche ad una classe di scuola media. Naturalmente la tecnica del copione si presta anche per argomenti più articolati. Attenzione però: un’attività del genere può facilitare la “digestione” di alcuni argomenti ed essere addirittura controproducente per altri; si rischia infatti di inscenare script originalissimi che però non sono volti allo scopo di facilitare l’apprendimento ma, al contrario, richiedono in partenza un apprendimento già strutturato per consentirne la creazione (caso assai frequente in matematica). In tal caso si avrebbe l’attivazione del procedimento inverso: prima l’assimilazione dei contenuti, poi la messa in scena. Lo scopo di una attività siffatta vuole invece essere quello di utilizzare lo script per creare tracce mnestiche attraverso intake che facilitino l’attivazione di determinati percorsi mentali, sì da ottenere la comprensione di contenuti attraverso un lessico usato in un contesto strategico. Questa operazione finalizzata all’apprendimento è tanto più semplice quanto meno astratti sono i contenuti. Tant’è vero che, da insegnante di chimica, ho proposto un argomento di biologia: il viaggio nella cellula. E’ relativamente facile recuperare (o inventare) dialoghi i cui personaggi sono composti ed elementi chimici, ma in molti casi ci si rende conto che proporre uno script del genere non aiuta a insegnare meglio la chimica; semmai la si deve già conoscere per inscenare il copione con consapevolezza. Anche per la fisica l’operazione risulta ardua, ancor più per la matematica. Quindi stiamo attenti a questi affascinanti metodi alternativi. Si rischia di sforzarsi molto, magari ottenendo un risultato originale in termini di rappresentazione, ma senza lasciare alcuna traccia mnestica nelle teste dei nostri allievi!




… Ovviamente il mio metodo di pensiero e di ragionamento è influenzato dall’allenamento scientifico – se così non fosse i miei studi scientifici sarebbero stati un fallimento ed una perdita di tempo. Ma tu guardi alla scienza, o almeno ne parli, come se fosse una sorta di invenzione immorale da parte dell’uomo. Qualcosa di diverso dalla vita reale, che deve essere guardato con prudenza e tenuto separato dalla vita di tutti i giorni. Ma la scienza e la vita di tutti i giorni non possono e non debbono essere separati. Per me la scienza fornisce una parziale spiegazione della vita. Essa è sempre stata basata su fatti, esperienze ed esperimenti. Le tue teorie e quelle della gente che la pensa come te sono più facili e più gradevoli, ma secondo me non hanno alcun fondamento, se non quello di portare ad uno stile di vita più piacevole (e ad una esagerata idea della nostra importanza). Credo che la fede sia importante per avere successo nella vita (successo di qualsiasi tipo), ma io non accetto la tua definizione di fede, cioè credere nella vita dopo la morte. Dal mio punto di vista, tutto quello che è necessario per la fede è credere che, facendo del nostro meglio, arriveremo più vicini al successo e che il successo delle nostre aspirazioni (il miglioramento della vita umana, presente e futura) valga la pena del nostro impegno. Chi crede in tutto quello che la religione implica deve ovviamente avere questo tipo di fede, ma sono convinta che in questo mondo si possa avere fede anche senza credere nell’altro mondo…
Il batterio che la task force della dott.ssa Leoni cerca di combattere si chiama Pseudomonas aeruginosa (d’ora in poi lo indicherò come P.a.). Per capire le modalità di azione di P.a., dobbiamo pensare alla particolare situazione dei pazienti affetti da fibrosi cistica: costoro hanno infatti un muco polmonare particolarmente viscoso che ostacola il movimento dei batteri, possibile invece in un soggetto non patologico. Ciò aumenta considerevolmente le probabilità di infezione, ragione per cui i polmoni del 95% dei bambini affetti da fibrosi cistica vengono colonizzati da P.a. prima dei tre anni. Il meccanismo di selezione darwiniana ha reso P.a. particolarmente resistente agli antibiotici, che anzi possono danneggiare la normale flora protettiva con conseguente infezione cronica (di fatto l’infezione polmonare e le sue conseguenze costituiscono la principale causa di morte dei malati). I ricercatori stanno lavorando sulla terapia genica e farmacologica, ma occorrerà molto tempo prima di avere riscontri concreti. Le ricerche della dott.ssa Leoni mirano invece ad ottenere dei risultati a breve termine, poichè non agiscono sulle cause della fibrosi, ma cercano di ostacolare la crescita dei batteri una volta che questi si sono insediati; l’obiettivo è ambizioso, se si pensa che P.a. è provvisto di una eccezionale capacità di adattamento agli ambienti più disparati (suolo, palude, habitat costiero e marino, tessuti di mammiferi e insetti, ecc…), e costituisce la causa di una grande varietà di infezioni in pazienti immunocompromessi e ospedalizzati.
Il furanone C-30 (la cui formula di struttura è raffigurata a lato) provoca inibizione del Q.S. nei topi:
Bisogna quindi trovare molecole che “spengano” la centrale di controllo, cioè quelle che non producono fluorescenza sul batterio geneticamente modificato. Come saggiare in modo veloce le varie molecole? Sono già disponibili sistemi automatizzati in via di miglioramento, nei quali inserire centinaia di microprovette per volta: 


