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chimica ed etica

Il Green Public Procurement nella scuola – Parte seconda

3 Ott. 2010 | categoria ambiente, chimica e salute, istruzione scientifica | Leggi tutto | 1 commento

All’implementazione di un piano di GPP da parte della scuola deve fare da cornice un percorso formativo di ampio respiro, nel quale non devono mancare approfondimenti sul REACH, sul rischio chimico e sul Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro. Questi temi evidenziano infatti:

-          la stretta interdipendenza esistente tra l’aspetto legislativo, economico e scientifico;

-          le immediate ricadute sulla salute dell’ambiente e delle persone;

-          la forte valenza etica che traspare dalle disposizioni normative in termini di responsabilità individuale e collettiva.

Relativamente a quest’ultimo punto, si rende necessaria una parentesi sull’importanza dell’insegnamento etico nell’educazione scientifica e chimica in particolare. Concetti etici sono necessari ai chimici per costruire una Cultura della Responsabilità capace di affrontare i grandi e complessi problemi connessi alle risorse e alla loro ripartizione. E’ più che mai urgente comprendere e far comprendere che l’azione dei singoli non può più essere circoscritta al ristretto ambito di una abitazione o di una città: l’intera biosfera è coinvolta. Ogni azione presente, come la semplice scelta di acquistare un prodotto al posto di un altro, è destinata a influire sul futuro in maniera sempre più rilevante e imprevedibile. Esempi pertinenti per gli studenti sono:

1. il bioaccumulo degli inquinanti e la loro diffusione attraverso l’atmosfera;

2. l’aumento dell’effetto serra;

3. le nuove necessità energetiche;

4. la ripartizione della risorsa acqua, ecc…

La descrizione di tutti questi aspetti ha bisogno della classiche discipline chimiche (chimica analitica, chimica fisica, chimica organica …), ormai essenziali per la definizione dei regolamenti europei in materia di ambiente, più che mai impregnati di concetti etici. Basti pensare ai vari principi a cui si ispirano le direttive comunitarie, i quali non sono altro che la naturale prosecuzione dei 12 principi della Green Chemistry:

-          principio di prevenzione: limitare i rifiuti alla fonte e incoraggiare le industrie a produrre (e i consumatori a scegliere) i prodotti e servizi che generano meno rifiuti;

-          principio di precauzione: in caso di rischio potenziale, devono essere prese misure di prevenzione;

-          principio di prossimità: i rifiuti devono essere trattati il più vicino possibile alla fonte;

-          principio “chi inquina paga”: chi produce inquinamento ambientale deve farsi carico dei suoi costi. Le sostanze pericolose devono essere identificate e i produttori devono farsi carico della raccolta, del trattamento e del riciclaggio o smaltimento dei prodotti di scarto.

Occorre rispettare questi principi per affrontare quella che Ulrich Bech chiamava la Società del rischio in contrapposizione alla precedente società classista, risultante dall’evoluzione della precedente società di scarsità, in cui il principale problema era la redistribuzione della ricchezza. Il nuovo problema è dunque la distribuzione del rischio, che trascende le abituali frontiere, è difficilmente riconoscibile e di natura sistemica.

In tale ottica il Green Procurement a qualsiasi livello è uno dei possibili risultati dell’interiorizzazione di un insieme di principi etici e scientifici. L’effetto, e non la causa, di un cambiamento culturale che non può che partire dal mondo della scuola.

Nel prossimo post illustrerò a grandi linee come ho adattato queste idee generali a un concreto piano di GPP di una particolare scuola secondaria di secondo grado.

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Il gusto del lavoro ben fatto

14 Nov. 2009 | categoria chimica e letteratura, libri | Leggi tutto | Nessun commento

foto_blog136Pochi giorni fa è stato inaugurato a Torino il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, il cui sito si può visitare all’indirizzo www.primolevi.it; si tratta di uno spazio molto ricco, articolato in diverse sezioni. Ovviamente non poteva mancare la parte scientifica, che mette in risalto lo stretto legame tra Chimica e Scrittura sempre presente in Primo Levi. Il sito e’ stato appena inaugurato ed e’ in continua evoluzione. E’ presente anche un repertorio di foto, tra le quali una delle poche che ritrae un sorridente Levi (ultimo a destra) in tenuta da laboratorio presso la Siva, l’azienda di vernici dove lavorava. L’uomo occhialuto in basso a destra è il chimico Renato Portesi, che ci ha regalato una bella testimonianza di Primo, un chimico, un impiantista, un uomo. Dice Portesi che nei rapporti di lavoro Levi era serio e educato. Non teneva segreti e spiegava con cura le ragioni di tutto quello che si faceva. Ma il tratto principale era il desiderio, il gusto del lavoro ben fatto. Del resto ha scritto molto in proposito. Su questo punto e sul compiere il proprio dovere pretendeva molto da sé e dagli altri, era intimamente severo. Non accettava per niente chi millantava e chi faceva l’arrogante. In quei casi si chiudeva in silenzi tenaci ed espressivi. Considerava grave non conoscere il proprio mestiere. Nello stesso tempo non pareva giudicare l’attività dei suoi simili dai successi ottenuti, ma dall’impegno, dall’entusiasmo che mettevano nel misurarsi coi problemi.

Leggete l’intervista a Portesi: avrete l’immagine di un uomo profondo ma senza cipiglio, rispettoso degli altri e innamorato della propria professione. Non c’è da meravigliarsi se in uno dei suoi libri che rileggo più volentieri, La chiave a stella, l’operaio Faussone afferma con convinzione che l’amare il proprio lavoro è quanto più vicino alle gioie del paradiso, ammesso che questo esista. Nel dubbio, la strada da seguire in questa vita non può essere che quella del piacere dell’impegno.

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Convegno di Storia e Fondamenti della Chimica/2

27 Set. 2009 | categoria chimica e arte, chimica e letteratura, didattica della chimica, eventi, storia della chimica | Leggi tutto | Nessun commento

Proseguiamo la carrellata con le “Presenze napoletane nelle Annales de Chimie (1789-1815)”, argomento di cui si occupa la giovane dott.ssa Corinna Guerra (Seminario di Storia della Scienza, Bari). I celebri 96 volumi delle Annales de Chimie, strumento principe della diffusione della nuova chimica fra gli studiosi dopo la rivoluzione lavoisieriana, conservano infatti tra le loro pagine dei contributi partenopei. La studiosa ha quindi descritto i contributi dei chimici meridionali nelle Annales, tenendo in dovuta considerazione due aspetti rilevanti: in primo luogo la pubblicazione delle Annales risale agli anni in cui a Napoli diventava imprudente dedicarsi alla chimica d’oltralpe, in quanto l’aggettivo “francese” era sinonimo di giacobino; in secondo luogo la presenza di pubblicazioni di tali autori sull’organo ufficiale della nuova chimica rivela comunque che il cammino delle idee di Lavoisier verso sud non subì troppi rallentamenti.

Decisamente originale è stata l’analisi delle diverse tradizioni iconografiche del laboratorio di Justus von Liebig da parte della dott.ssa Francesca Turco e del dott. Gianmarco Ieluzzi. Le immagini che celebrano il laboratorio del grande scienziato tedesco sono infatti riprodotte in differenti forme e varianti stilistiche usando svariati canali di comunicazione, tanto da renderlo un tòpos figurativo dell’iconografia chimica. L’utilità di tale studio iconografico si rivela pienamente nel momento in cui funge da strumento per cogliere il rapporto intenso ed emblematico tra la chimica dell’800 e la società, tra la pratica della disciplina e la cultura del tempo che considerava la chimica un’impresa collettiva figlia della borghesia.

Il prof. Giuliano Moretti (Dipartimento di Chimica, Università “La Sapienza” di Roma) ha parlato di un approccio storico-epistemologico nell’insegnamento di alcune parti del programma universitario di Chimica Generale e Inorganica. E’ ormai riconosciuto che tale approccio facilita gli allievi verso una comprensione della logica della disciplina: gli ostacoli epistemologici nei quali si sono imbattuti gli scienziati sono spesso analoghi agli ostacoli cognitivi incontrati dagli studenti. Inoltre modelli ormai superati possono essere molto ricchi di spunti dal punto di vista didattico poichè essi aiutano ad evidenziare problematiche che troveranno risposte nei modelli successivi. Essendo una piena sostenitrice di tale approccio, ho trovato particolarmente utile la sua applicazione alla parte della chimica relativa ad Avogadro, Cannizzaro e la “legge degli atomi“, che è esattamente il titolo della comunicazione orale del prof. Moretti.

Degno di particolare considerazione è stato l’intervento del dott. Francesco Cardone (Direttivo della SCI Sez. Calabria), che ha compiuto una fine analisi del rapporto tra il futurismo e la chimica. Cento anni fa, sul quotidiano Le Figaro di Parigi, fu pubblicato il manifesto programmatico del movimento futurista, il quale ha fatto registrare nella sua letteratura una notevole ricorrenza di parole, termini e immagini mutuati dal linguaggio chimico. In particolare gli scritti del fondatore Filippo Tommaso Marinetti sono imbevuti di elementi che mostrano inequivocabilmente la passione viscerale verso l’essenza della materia. La chimica futurista ritorna esplicitamente nelle parole del letterato Pino Masnata: Si può strutturare un nuovo pensiero poetico, legando i sostantivi con altri sostantivi mediante aggettivi o verbi. Lo stesso comportamento che avviene nelle molecole. Posso paragonare i sostantivi ad atomi ed il resto a vere e proprie valenze componenti e significanti. La molecola sintattica che così risulta ha un aspetto statico o reversibile, quando le valenze sono aggettivi. La molecola verbalizzata diventa invece ruotante quando le valenze sono verbi. In tal modo creo degli oggetti di poesia veri e propri a due o tre dimensioni, su una superficie, o nello spazio a più dimensioni. Qualcuno ha ancora dubbi sul rapporto tra futurismo e chimica?

Nel prossimo articolo concluderò l’elenco delle comunicazioni. Tengo a precisare che si tratta solo di una selezione funzionale agli argomenti che intendo poi riprendere in questo spazio, assolutamente non motivata da personali opinioni di merito (in totale gli interventi sono stati quasi quaranta e tutti validissimi).

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Convegno di Storia e Fondamenti della Chimica/1

27 Set. 2009 | categoria eventi, storia della chimica | Leggi tutto | Nessun commento

Il convegno di Storia e Fondamenti della Chimica tenuto a Roma è terminato ieri. Le aspettative non sono state deluse: gli interventi sono stati tutti molto interessanti. Prima di esaminare singolarmente alcune delle tematiche affrontate vorrei presentare una panoramica generale di una parte delle comunicazioni che ho potuto ascoltare.

La prima conferenza è stata quella del prof. Federico di Trocchio (Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università “La Sapienza”). Il professore ha presentato un’analisi approfondita delle diverse modalità con cui sono stati affrontati i problemi etici sollevati dalla ricerca scientifica. Ha quindi ripercorso la storia del progressivo coinvolgimento dello scienziato nei processi di produzione industriale, individuandone le conseguenze all’interno di un quadro socio-economico in continua evoluzione. La storia dei rapporti tra chimica e industria è da questo punto di vista esemplare e consente di delineare con maggiore chiarezza che in altri settori le svolte cruciali che andrebbero ridiscusse per rifondare su basi più razionali e funzionali (oltre che eticamente dignitose) i rapporti tra ricerca scientifica, cultura e attività produttive.

Il prof. Marco Taddia (Dipartimento di Chimica, Università di Bologna) ci ha mostrato una divertente carrellata di “frodi scientifiche”, ancora frequenti nonostante i meccanismi di controllo preposti a valutare le serietà delle pubblicazioni. Il problema era già stato affrontato da Charles Babbage, uno dei pensatori più originali e prolifici nel periodo della prima rivoluzione industriale inglese che nel 1830 pubblicò le sue Reflections on the Decline of Science in England and on some of its Causes. Il libro include una classificazione delle trasgressioni più importanti alle regole che conferiscono credibilità al lavoro degli scienziati fin dai tempi di Boyle e che, più di cent’anni dopo la denuncia di Babbage, verranno enunciate dal sociologo americano Robert Merton in termini generali. Esaminerò tali regole in un prossimo articolo, nel quale vi elencherò anche le principali tipologie di frodi secondo Babbage. La tematica è tristemente attuale dato che il fenomeno, per complesse ragioni socio-economiche, si è intensificato nei tempi recenti soprattutto in campo medico-biologico.

La dott.ssa Berenice Cavarra (Università di Modena e Reggio Emilia) ha presentato una particolare ricerca storiografica sulle dottrine biologiche e sulle teorie della materia in alcuni commentari di Michele di Efeso, intellettuale del dodicesimo secolo. Sono infatti pervenuti testi di grande interesse riguardanti in particolare le esegesi ai trattati zoologici di Aristotele, che documentano la fortuna di alcuni aspetti del pensiero aristotelico (altrimenti trascurati o poco praticati) nelle scuole filosofiche a Bisanzio. Gli argomenti ricorrenti interessano l’applicazione delle teorie fisiche e della materia alla biologia: generazione spontanea, calore/raffreddamento, nutrimento/assimilazione/mistione/produzione dei tessuti, composizione elementare. L’opera di Michele di Efeso rappresenta quindi una fonte preziosa per indagare sulla ricezione tardiva a Bisanzio della “filosofia naturale” e del pensiero biologico aristotelico.

Concludo questa prima parte con l’intervento della dott.ssa Raffaella Seligardi (CIS di Bologna), intitolato “Il corpo come laboratorio”. E’ stato presentato un excursus che passa per Fontana, Pennet, Thouvenel, Nollet, Spallanzani e infine Galvani, riscontrando una continuità nell’utilizzo del proprio corpo da parte degli sperimentatori per ottenere informazioni dirette e immediate sull’oggetto delle loro ricerche (pensiamo alla pratica di procurarsi il vomito per analizzarlo….). L’origine di questa prassi è duplice: da un lato essa proviene dalla pratica medica risalendo ai tempi di Ippocrate; dall’altro essa è radicata nella filosofia empirista inglese e si espliciterà a fine Settecento nella filosofia Kantiana. I problemi legati all’uso del corpo come strumento sono ovviamente legati all’affidabilità dello stesso e alla mancanza di standardizzazione; questa prassi ha infatti cominciato a divenire sempre più rara man mano che gli strumenti diventavano più oggettivi e affidabili.

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CHEMIFOR 2009

10 Mag. 2009 | categoria didattica della chimica, eventi | Leggi tutto | Nessun commento

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Dal 28 al 30 maggio sarà possibile viaggiare nel mondo della chimica; punto di partenza è il Salone delle Fontane a Roma EUR, dove sarà possibile assistere a 3 giornate dedicate a:

28/05
Innovazione sostenibile. Le sessioni sono le seguenti: la sostenibilità della chimica e le sue applicazioni. La formulazione e le sue innovazioni nelle aree cosmetica, farmaceutica, della detergenza, delle vernici e degli smalti. I Biofuels di nuova generazione.
- Laboratorio Aperto di Chimica Spettacolare (con la rappresentazione dal titolo ”La magia della Chimica”)

29/05
- Chimica e società. Previsti incontri relativi alla chimica degli alimenti, dell’arte e del restauro, e alle problematiche del rapporto tra chimica, etica e società.
- Laboratorio Aperto di Restauro Reale e Virtuale  (con il contributo del Laboratorio di Restauro Pittorico e Restauro Virtuale, Associazione Lignarius, Roma)

30/05
- Diffusione e comunicazione.  Il contributo della chimica nelle indagini criminalistiche, con la partecipazione dei RIS Carabinieri di Roma. Lotta alle sofisticazioni e qualità delle produzioni, con la partecipazione dei NAS Carabinieri di Roma. L’immagine della chimica.
- Laboratorio Aperto di Chimica Spettacolare  (esperimenti di Chimica Spettacolare)

Tutti i giorni, oltre al convegno e ai laboratori aperti avranno luogo le seguenti iniziative:
- La chimica sui muri. Manifesti, marchi e documenti per una storia dell’industria della chimica.
- Proiezione di materiali video gentilmente offerti dalla Società Chimica Italiana e da Federchimica.
- Esposizione industriale.

Chairman della manifestazione è il prof. Luigi Campanella, presidente della Società Chimica Italiana.

E’ indetto anche un concorso dedicato a studenti universitari e giovani laureati in discipline tecnico-scientifiche, volto a premiare idee nuove e innovative. Due i temi del concorso:
1. Come rappresenteresti il rapporto virtuoso tra la Chimica e la Società?
2. Tra i numerosi contributi che offre l’innovazione in campo chimico, quale potrebbe risultare più utile alla società moderna?

La manifestazione, di portata internazionale, si prefigura come un importante evento di integrazione e dialogo tra il mondo scientifico e quello industriale; è rivolta agli esperti del settore e al grande pubblico, coniugando l’alto livello degli interventi scientifici con la divulgazione dei contenuti. La sezione dedicata alle indagini di polizia criminale, agli alimenti, al restauro, o alla chimica che diventa magia e gioco sarà un’occasione importante d’incontro con un vasto pubblico, in particolare con gli studenti delle università e delle scuole superiori. Tutte le informazioni dettagliate sono al sito di Chemifor.

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