Il Green Public Procurement nella scuola – Parte seconda
All’implementazione di un piano di GPP da parte della scuola deve fare da cornice un percorso formativo di ampio respiro, nel quale non devono mancare approfondimenti sul REACH, sul rischio chimico e sul Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro. Questi temi evidenziano infatti:
- la stretta interdipendenza esistente tra l’aspetto legislativo, economico e scientifico;
- le immediate ricadute sulla salute dell’ambiente e delle persone;
- la forte valenza etica che traspare dalle disposizioni normative in termini di responsabilità individuale e collettiva.
Relativamente a quest’ultimo punto, si rende necessaria una parentesi sull’importanza dell’insegnamento etico nell’educazione scientifica e chimica in particolare. Concetti etici sono necessari ai chimici per costruire una Cultura della Responsabilità capace di affrontare i grandi e complessi problemi connessi alle risorse e alla loro ripartizione. E’ più che mai urgente comprendere e far comprendere che l’azione dei singoli non può più essere circoscritta al ristretto ambito di una abitazione o di una città: l’intera biosfera è coinvolta. Ogni azione presente, come la semplice scelta di acquistare un prodotto al posto di un altro, è destinata a influire sul futuro in maniera sempre più rilevante e imprevedibile. Esempi pertinenti per gli studenti sono:
1. il bioaccumulo degli inquinanti e la loro diffusione attraverso l’atmosfera;
2. l’aumento dell’effetto serra;
3. le nuove necessità energetiche;
4. la ripartizione della risorsa acqua, ecc…
La descrizione di tutti questi aspetti ha bisogno della classiche discipline chimiche (chimica analitica, chimica fisica, chimica organica …), ormai essenziali per la definizione dei regolamenti europei in materia di ambiente, più che mai impregnati di concetti etici. Basti pensare ai vari principi a cui si ispirano le direttive comunitarie, i quali non sono altro che la naturale prosecuzione dei 12 principi della Green Chemistry:
- principio di prevenzione: limitare i rifiuti alla fonte e incoraggiare le industrie a produrre (e i consumatori a scegliere) i prodotti e servizi che generano meno rifiuti;
- principio di precauzione: in caso di rischio potenziale, devono essere prese misure di prevenzione;
- principio di prossimità: i rifiuti devono essere trattati il più vicino possibile alla fonte;
- principio “chi inquina paga”: chi produce inquinamento ambientale deve farsi carico dei suoi costi. Le sostanze pericolose devono essere identificate e i produttori devono farsi carico della raccolta, del trattamento e del riciclaggio o smaltimento dei prodotti di scarto.
Occorre rispettare questi principi per affrontare quella che Ulrich Bech chiamava la Società del rischio in contrapposizione alla precedente società classista, risultante dall’evoluzione della precedente società di scarsità, in cui il principale problema era la redistribuzione della ricchezza. Il nuovo problema è dunque la distribuzione del rischio, che trascende le abituali frontiere, è difficilmente riconoscibile e di natura sistemica.
In tale ottica il Green Procurement a qualsiasi livello è uno dei possibili risultati dell’interiorizzazione di un insieme di principi etici e scientifici. L’effetto, e non la causa, di un cambiamento culturale che non può che partire dal mondo della scuola.
Nel prossimo post illustrerò a grandi linee come ho adattato queste idee generali a un concreto piano di GPP di una particolare scuola secondaria di secondo grado.
Pochi giorni fa è stato inaugurato a Torino il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, il cui sito si può visitare all’indirizzo 


