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I mille significati dell’acqua

16 Dic. 2009 | categoria ambiente | Leggi tutto | 2 commenti

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Molte sostanze non sono semplici entità chimiche, ma rivestono significati che vanno al di là delle loro proprietà misurabili. Pensiamo alla determinante influenza sul costume o sulle arti figurative dei coloranti naturali e artificiali. Pensiamo alla plastica e alla deplorevole mentalità dell’”usa e getta”. Pensiamo alle vite umane salvate dai disinfettanti a base di cloro in epoche in cui si moriva per una banale infezione. Pensiamo alla sostanza naturale per eccellenza: l’acqua. Per quanto ci si sforzi, è sempre molto difficile cogliere tutti i sognificati dell’acqua, le cui proprietà chimico-fisiche sono solo un punto di partenza per illustrare il significato di questa sostanza in un’ottica integrata. Non solo la tipologia e la quantità delle sostanze in essa disciolte presentano un’ampissima variabilità da territorio a territorio, ma lo stesso rapporto con l’acqua varia enormemente spostandosi da un luogo all’altro, anche senza compiere grandi distanze; parlate dell’acqua con un veneziano e con un pavese: la conversazione si svolgerà su piani completamente diversi, passando dalla suggestione delle passeggiate in gondola al lavoro nelle risaie.

 Una tesina per l’Esame di Stato che ruota intorno all’acqua potrebbe davvero toccare tutte le materie scolastiche, compresa la storia del luogo in cui si vive. Un esempio può venire dal territorio nel quale abito, la provincia di Latina. Tutto l’Agro Pontino deve la sua esistenza ad una vasta opera di bonifica avvenuta in epoca fascista. Drenare l’acqua dalle paludi pontine è stata un’impresa epocale. L’area tra Roma e Napoli lungo l’Appia ha infatti una storia lunga e tormentata (con l’eccezione di Terracina, l’unica città che esisteva ai tempi dei romani); essa è stata per secoli una gigantesca palude, nonostante i ripetuti tentativi di risanamento da parte degli imperatori romani e dei Papi che si sono succeduti. Se ne occupò addirittura Leonardo da Vinci, ma la cosa non andò in porto. La svolta vi fu nel Ventennio, quando Benito Mussolini avviò la bonifica delle paludi pontine, cominciata nel 1924. In questo sito geografico la bonifica non è vista solo come un eccellente risultato di intervento sul territorio che in altre epoche nessun governo era mai riuscito ad ottenere, ma anche come una vittoriosa e tragica impresa umana legata alla perdita di numerose vite, soprattutto quelle di marchigiani e veneti inviati nelle paludi pontine da Mussolini. La trasformazione del territorio ed il suo conseguente sviluppo rivestono quindi significati molto profondi legati alla politica e al fenomeno dell’emigrazione: l’agro è l’unico territorio nel quale si è verificata una emigrazione da nord a sud, di verso contrario a quella che ha sempre caratterizzato la nostra Penisola. Per questa e altre ragioni, in questo sito convivono differenti culture che lo rendono difficilmente collocabile in un quadro culturale condiviso: c’è la comunità veneta e friulana, una nutrita presenza di ferraresi, di napoletani e ovviamente di romani che solitamente hanno qui una seconda casa per la villeggiatura. Numerosi sono anche gli extra-comunitari, per la maggior parte indiani impiegati (o meglio, sfruttati) nelle campagne. In questa realtà molto variegata l’acqua è senza dubbio uno degli elementi unificanti per le profonde implicazioni che l’abbondanza di questa sostanza riveste nel territorio.

Purtroppo la grande disponibilità di acqua si rivela uno svantaggio nel momento in cui funge da efficiente veicolo per molte sostanze inquinanti. Per questo motivo è in atto uno studio atto a ri-bonificare l’agro, questa volta non dalla palude ma dagli inquinanti: gli esperti del Mit di Boston hanno studiato l’area bonificata negli Anni Trenta e stanno elaborando originali soluzioni per il suo risanamento  (in realtà per ridisegnarla completamente, dopo avere scoperto che è molto più inquinata di quanto si ritenesse fino ad oggi). L’ha riferito il New York Times l’anno scorso illustrando i dettagli di un piano del prof. Alan Berger, docente all’Università di Cambridge. Berger ha firmato un accordo con la provincia di Latina per un master plan ecologico con l’obiettivo di bonificare (di nuovo) le aree più inquinate della regione. A provocare l’inquinamento sono soprattutto gli scarichi industriali ed agricoli, che attraverso i canali della bonifica finiscono in mare. La sfida di Berger è senza precedenti, perché on si tratta di disinquinare un’area e restituirla all’antico splendore: nel caso dell’Agro Pontino bisogna disegnare un ambiente nuovo, una natura in realtà …artificiale.

Per capire la portata delle opere di ingegneria attuate nel Ventennio, basti pensare che nel 1934 vennero installate sei megapompe per drenare l’acqua delle paludi, secondo il NY Times ”grandi e rumorose come un aeroplano”, che ogni giorno, ancora oggi, pompano milioni di litri d’acqua (fino a 35mila litri al secondo); attraverso una serie di canali le acque finiscono nel Tirreno. Secondo il Consorzio per la Bonifica dell’Agro Pontino, se le pompe venissero spente in sette giorni tutta l’area si trasformerebbe di nuovo in palude.

L’abbondanza d’acqua è fondamentale per le tipiche coltivazioni agricole dell’agro, che necessitano di notevole apporto idrico (stridente è il confronto con la mia regione d’origine, la Puglia, che invece di acqua avrebbe assai bisogno durante i lunghi periodi di siccità). Un’ultima curiosità: da queste parti è molto comune l’albero di Eucalipto, piantato durante la bonifica per la sua elevata capacità di assorbimento d’acqua, pregio ritenuto importante per evitare negli attigui canali i ristagni primaverili/estivi e con essi la sopravvivenza della zanzara anofele, causa dell’endemia malarica.

E voi? Che signficato culturale riveste l’acqua dalle vostre parti?

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