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C’è un po’ del chimico in tutti noi

C’è un po’ del chimico in tutti noi

14 Lug. 2010 | categoria chimica e arte, chimica e letteratura | 4 commenti

Gli Esami di Stato si sono conclusi…. finalmente. Ancora risento degli strascichi di stanchezza, nonostante sia passata quasi una settimana dalla fine della mia prima esperienza come commissario esterno. Ad ogni modo è stata una bella avventura, sia per il clima di simpatia in cui ho lavorato (i commissari interni sono stati tutti estremamente accoglienti e professionali) sia per l’originalità delle tesine dei ragazzi, alcune delle quali davvero ben articolate (per una volta voglio soffermarmi sulle eccellenze e cercare di dimenticare gli inevitabili strafalcioni che mi è toccato ascoltare). In particolare una studentessa ha presentato un lavoro il cui filo conduttore sono i brani di Fabrizio De André della raccolta Non al denaro, non all’amore nè al cielo ispirati all’Antologia di Spoon River. Ovviamente il collegamento con la chimica non poteva che partire dalle parole di Trainor il farmacista, diventato poi Un Chimico nella splendida, intramontabile, perfetta versione del grande Faber:

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Che dire …. per me il nostro De André ha largamente superato Edgar Lee Masters, nonostante le impareggiabili traduzioni di Fernanda Pivano. Ogni volta che ascolto questo brano penso alla magia che solo un grande cantautore e poeta poteva realizzare: quella di farci ritrovare tutti nelle parole di un anonimo chimico di provincia. Perchè altrimenti tutti, chimici e non, dovrebbero commuoversi ascoltando questi versi in musica? E’ per questo motivo che ho contestato alla studentessa un’interpretazione troppo scontata della scelta del cantautore di sostituire i nomi propri dei titoli delle poesie, indicando invece intere categorie nei titoli delle canzoni: Un chimico al posto di Trainor, Un medico al posto del dott. Siegfried Iseman, Un ottico al posto di Dippold, Un malato di cuore al posto di Francis Turner, ecc… La studentessa sosteneva che in questo modo De André ha voluto sottolineare l’attribuzione di determinati caratteri all’intera categoria dei chimici, non solo al singolo personaggio Trainor. Si deduce – ho ribattuto – che tutti i chimici sarebbero, chi più chi meno, tendenzialmente timorosi della vita, sospettosi nei confronti delle passioni amorose, rinchiusi nei loro laboratori a preparar misture continuando a interrogarsi sulle misteriose leggi dei sentimenti, ahimè ben più complicate delle leggi chimiche:

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

E ancora:

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Non solo. I chimici guarderebbero con un misto di invidia e incredulità coloro che si lasciano andare al gioco dell’amore. Invidia, perchè Trainor percepiva la felicità degli altri e forse un pò ne soffriva; incredulità, perchè allo stesso tempo non riusciva a comprendere come essa poteva originarsi (di fatto, non l’aveva mai sperimentata). Infatti:

Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
.

È strano andarsene senza soffrire,
senza un voto di donna da dover ricordare.
Ma è fosse diverso il vostro morire
vuoi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Beh, ogni chimico sa che questo non è vero (basterebbe pensare a tutti gli intrallazzi che nascono nei laboratori, favoriti da ore e ore di lavoro in comune fra formule e bench!). Questi versi non vogliono certo rafforzare il luogo comune dello scienziato freddo e distaccato. Piuttosto De André ha voluto ricordarci che tutti noi ci comportiamo come Trainor in certi contesti:

quando, delusi o feriti, ci rifugiamo in un mondo più rassicurante (non dimentichiamo le parole di Primo Levi: La chimica e la fisica di cui ci nutrivamo, oltre che alimenti di per sè vitali, erano l’antidoto al fascismo, perchè erano chiare e distinte e a ogni passo verificabili, e non tessuti di menzogne e vanità, come la radio e i giornali).

Quando ci interroghiamo sul perchè gli esseri umani si comportino in modo così irrazionale, e non riusciamo a trovare risposta per non aver mai provato veramente certi sentimenti e passioni. Purtroppo, mentre Trainor si interroga con l’attitudine tipica dello scienziato, molti di noi giudicano con faciloneria (ricordo ancora il poco intelligente interrogativo di un mio conoscente: perchè mai in certi paesi una donna commetterebbe adulterio pur rischiando la lapidazione?).

Quando semplicemente ci sentiamo incompatibili con il mondo reale ma stiamo benissimo nel nostro personale universo. Un universo fatto di sogni, fantasia o leggi scientifiche che comprendiamo fino in fondo e in cui ci sentiamo orgogliosamente padroni (soltanto una legge che io riesco a capire/ha potuto sposarli senza farli scoppiare/Soltanto la legge che io riesco a capire). Uno spazio in cui ci rilassiamo e siamo davvero noi stessi, anche quando non abbiamo particolari motivi per evitare il mondo esterno. Le scienze sono anche una raffinata ed efficace forma di evasione, ci permettono di coltivare il nostro io interiore in uno splendido isolamento, pur in un laboratorio affollato. In questo senso trovo bellissimo che ci sia un pò del chimico in tutti i noi.

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4 commenti a “C’è un po’ del chimico in tutti noi”

  1. Lucia anna Polito ha scritto:

    sono contenta di avere trovato nelle parole dell’autore le mie stesse sensazioni, in particolare mi conforta la motivazione che lui fornisce in relazione all’apparente isolamento di chi è affascinato dal mondo delle scienze “Uno spazio in cui ci rilassiamo e siamo davvero noi stessi, anche quando non abbiamo particolari motivi per evitare il mondo esterno. Le scienze sono anche una raffinata ed efficace forma di evasione, ci permettono di coltivare il nostro io interiore in uno splendido isolamento, pur in un laboratorio affollato”

  2. Teresa Celestino ha scritto:

    Gentile Lucia,
    grazie dell’intervento. Come lei scrive, l’isolamento è solo apparente, e non è diverso da quello che sperimenta il musicista durante una composizione, il pittore mentre completa la sua tela, lo scrittore mentre cerca le parole giuste, l’artigiano mentre dà forma al suo lavoro… In realtà ogni attività che ci gratifica e che richiede abilità intellettive e/o manuali ci regala quello “splendido isolamento”. Gli psicologi lo chiamano “stato di flusso”. Sperimentarlo e avere voglia di riprodurlo dovrebbe essere il principale orientamento per l’attività professionale dei giovani. Teresa

  3. Love is like oxygen - Urto efficace | di Teresa Celestino – CHIMICA ha scritto:

    [...] la citazione più poetica resterà sempre quella del nostro Fabrizio De Andrè, che nella celebre Un Chimico cantava: Ma guardate l’idrogeno tacere nel [...]

  4. Ma l’acqua gira e passa… - Urto efficace | di Teresa Celestino – CHIMICA ha scritto:

    [...] dell’ormai vicina estate astronomica, vi saluto con un brano dedicato all’acqua. L’anno scorso ho chiuso il blog con De Andrè. Quest’anno lo faccio con il cantautore la cui musica è ormai, per me, una compagnia [...]

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