La lunga storia di Mr. Chlorine
Sai che sto leggendo un libro davvero interessante? – dico entusiasta al mio collega di storia in sala docenti.
Ah, si? E di che parla? – mi chiede mentre apre il suo armadietto in cerca del registro.
Di medicina, guerre, tecnologia … Argomenti sempre attuali, ma visti in prospettiva storica – rispondo, sicura di solleticare il suo interesse.
E’ un saggio? – mi domanda incuriosito.
- E’ la storia di un tizio attraverso i secoli. Uno che ne ha viste di tutti i colori, ma è ancora vivo e vegeto. L’umanità non può fare a meno di lui.
- Ma è fantascienza???
- No, no. E’ una storia vera, altrochè!
A questo punto il collega tenta di indovinare il soggetto. Cosa può vivere attraverso i secoli? Dio? Macchè, gli dico; si tratta di qualcosa di molto più tangibile. A un certo punto si arrende. Ha sempre dichiarato il suo rapporto non facile con le materie scientifiche; e infatti nel tentativo di azzeccare il protagonista di questa lunga corsa nel tempo formula una decina di ipotesi più o meno fantasiose senza mai riferirsi al mondo naturale. Le lezioni stanno per cominciare e non voglio tenerlo sulle spine per altro tempo; dopotutto si è impegnato nel trovare la soluzione all’enigma. Non arriverà mai a pensare a un elemento chimico!
E’ la storia del cloro – rivelo finalmente.
Del cloro ??? – mi guarda quasi disgustato, come a constatare la banalità del soggetto rispetto a tutti i paroloni di cui si era riempito la bocca poco prima.
Si, del cloro – gli rispondo – il libro parla degli usi del cloro nella storia, mostrando come questo elemento sia riuscito a condizionare in maniera talvolta determinante molti degli eventi di cui parli ai tuoi allievi.
Il collega mi guarda come se fossi una marziana; senza dire una parola lascia la sala prof e s’incammina verso l’aula con l’aria perplessa come a pensare “de gustibus…”. A chi mai potrebbe interessare la storia del cloro se non alla specie in via d’estinzione dei chimici? Gli storici si muovono su spazi ampi e parlano con le maiuscole: Politica, Economia, Religione …. Invece la chimica è piccola -diceva il grande Geoffrey Wilkinson- non richiede grandi numeri come le ricerche spaziali; non ha bisogno di finanziamenti ingenti come l’ingegneria; non è famosa quanto la medicina. Già , la chimica è piccola. Sta chiusa in laboratorio la maggior parte del tempo, ragione per cui pochi la conoscono bene. La chimica è piccola, ma proprio per questo si infila dappertutto spesso inosservata. Il cloro è un esempio illuminante in tal senso. Nonostante la diffidenza verso l’importanza storica di un soggetto così “piccolo”, sono convinta che il mio collega apprezzerebbe non poco il libro An Element of controversy. The life of Chlorine in Science, Medicine, Technology and War, un affascinante excursus storico che ripercorre la scoperta e gli impieghi di uno degli elementi più versatili della Tavola Periodica. Il libro non è solo un trattato storico-scientifico di grande interesse per una vasta platea (come scrivono i curatori dell’opera nell’introduzione), ma è un riuscito esperimento pedagogico; lo spiega molto bene un articolo pubblicato sul sito dell’University College of London. Il volume raccoglie in ben 407 pagine il lavoro di laurendi dell’università londinese, riuscendo a conciliare il rigore della ricerca storica con uno spiccato taglio divulgativo. Attraverso la disamina delle fonti gli allievi hanno avuto l’opportunità di muoversi autonomamente sul terreno della ricerca analizzando gli scritti, riflettendo sui nessi, valutando l’attendibilità dei vari documenti. Il  metodo pedagogico con il quale Hasok Chang e la sua collega Catherine Jackson hanno coordinato il lavoro degli studenti richiama quello della ricerca-azione: gli allievi sono stati coinvolti direttamente nel processo formativo diventandone i protagonisti. Di fatto hanno assaporato la vita del ricercatore a cavallo tra i fatti storici e i progressi scientifico-tecnologici. Il dott. Chang, specializzato in Filosofia della Scienza, spiega il successo di questo iter formativo con un illuminante paragone: i futuri medici fanno pratica sui pazienti, i parrucchieri tirocinanti sulle teste dei clienti; perchè mai i nostri studenti non dovrebbero esercitarsi direttamente sulle fonti se vogliono imparare la storia delle scienze? E infatti dice:
The basic principle is that each student taking the course carries out an independent research project, but the projects are all related to each other and individual projects are handed down from year to year. This is essentially a directed community model of research-teaching integration. [...] Learning is doing, not merely practice in preparation for something else. Trainee doctors treat real patients and trainee hairdressers cut real people’s hair, so there is no reason why students, who are trainee scholars, should not learn their trade by producing original knowledge.
Chang spiega come in questo modo gli studenti apprendano come scrivere, ricercare, analizzare e comunicare argomenti tecnici in modo efficace, districandosi tra Storia, Scienza, Economia, Politica, Filosofia (ed ecco ricomparire le maiuscole tanto care al mio collega!). Secondo Chang queste abilità rendono i futuri laureati adatti ad una grande varietà di carriere. Credo che anche gli studenti dei nostri licei debbano beneficiare almeno una volta di questo tipo di approccio didattico.
Il libro è disponibile solo in inglese; lungi dall’essere uno svantaggio, questo offre l’opportunità  di familiarizzare con una lingua straniera attraverso un trattato mai appesantito da eccessivi specialismi. Per avere un’idea della qualità dell’opera basta leggere questa breve recensione:
“The high quality of [this] publication reinforces the ideas that learning is doing, that there is a continuity between students and experts, and that undergraduate students can produce research worthy of publication. The book represents a useful piece of historical research and may also serve as a model for similar projects by other educators, both in chemistry and related disciplines.” – Journal of Chemical Education



7 Maggio 2010
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