Chemicals: siamo tutti schedati!

Dura vita per le sostanze chimiche, non hanno più privacy. Buon per noi: finalmente un regolamento europeo prevede un iter di registrazione impeccabile grazie al quale l’ambiente e la nostra salute saranno più protetti. Basta scorciatoie, inadempienze, lungaggini. Ora ci pensa il REACH a tenere tutto sotto controllo. L’acronimo REACH sta per Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals. Si tratta di un regolamento in vigore dal primo giugno 2007 teso a tutelare la sicurezza pur garantendo la competitività dell’industria chimica. Altri obiettivi non secondari del REACH sono l’aumento della trasparenza, la prevenzione della frammentazione del mercato interno, l’integrazione con gli sforzi internazionali per lo sviluppo sostenibile, la diminuzione dei test sugli animali. La norma, di vastissime proporzioni, è destinata a sostituire gradualmente circa 40 norme comunitarie in materia di sostanze pericolose, creando un sistema unico per tutte le sostanze che non fa differenza tra “nuove” ed “esistenti”.
L’argomento è attuale anche perchè siamo ancora nella fase transitoria dell’applicazione della norma; è inoltre importante trattarlo non solo perchè coinvolge direttamente la nostra salute, ma anche per le consistenti ricadute occupazionali, aspetto che interessa particolarmente la mia classe di quinta superiore (con la quale sto esaminando gli aspetti e le implicazioni del REACH nell’ambito del modulo sulla sicurezza negli ambienti di lavoro). Ai miei allievi ho illustrato questo argomento cercando di focalizzare l’attenzione non solo sulle novità introdotte dal REACH, ma anche e soprattutto sui motivi che hanno portato al cambiamento della preesistente normativa. Perchè mai indirizzare sforzi di così vaste proporzioni quando gli organismi di controllo sulla pericolosità delle sostanze esistevano già ? Evidentemente non erano così efficienti…Esaminiamone i motivi. Cominciamo con il dire che in passato la registrazione e il controllo delle sostanze chimiche erano demandate all’autorità pubblica, la quale si trovava perennemente sovraccaricata di lavoro, considerato l’esiguo numero dei dipendenti rispetto alle reali necessità e l’altissimo numero di chemicals. Di conseguenza la lentezza nelle procedure comportava seri rischi per l’ambiente e la salute, in quanto le indicazioni per una corretta gestione delle sostanze non erano fornite con la necessaria tempistica. Inoltre il sistema rallentava la ricerca e lo sviluppo di nuovi chemicals, ponendo l’industria europea in forte svantaggio competitivo rispetto a quella statunitense e giapponese.
La distinzione tra sostanze nuove ed esistenti operata dalla normativa preesistente era fortemente contraddittoria: infatti mentre le sostanze nuove erano soggette a precisi obblighi di valutazione e registrazione, nulla era previsto per quelle già in circolazione (stimate in più di 100.000) eccetto per quelle prodotte in quantità elevate; anche per queste ultime, però, le procedure si sono rivelate lente e farraginose: basti pensare che nel 1993, anno di emanazione del primo regolamento sul Risk Assessment, delle 14o sostanze scelte per essere sottoposte a valutazione del rischio solo un esiguo numero era al completo di tutti i dati richiesti lungo l’iter di registrazione. Con il regolamento REACH tutte le sostanze sono sottoposte agli stessi oneri di registrazione, e non sono più controllate dalle autorità pubbliche: sono i produttori e gli importatori ad assumersi tutti gli oneri di registrazione, pena l’esclusione definitiva dei chemicals dal mercato. Questo comporta non solo un sollievo per gli enti pubblici, ma anche una maggiore efficienza nella valutazione del rischio: chi infatti conosce meglio i chemicals di chi li produce? E’ ovvio che l’azienda, essendo a conoscenza di tutti i dettagli connessi alla produzione, sa valutare meglio di qualunque laboratorio di prova la pericolosità di una sostanza, dovuta a fattori intrinseci ed estrinseci (trattamenti a cui è stata sottoposta, possibili impurezze, materiali con cui è venuta a contatto negli impianti, ecc….). Da non sottovalutare l’aspetto etico: tutti sono concordi nel supporre che il concetto di responsabilità sociale trarrà giovamento da questo regolamento il quale, pur prevedendo forti sanzioni in caso di inadempienza, mira a responsabilizzare le aziende nei confronti della comunità .
Non è finita qui: ad essere coinvolti e responsabilizzati saranno anche gli “utilizzatori a valle” o “utilizzatori finali” (DU secondo l’acronimo inglese, che sta per Downstreet Users). Infatti il REACH prevede che il flusso di informazioni non sia più solo dal produttore/importatore all’utilizzatore, ma anche da quest’ultimo al produttore/importatore. Come? Attraverso la Scheda Dati di Sicurezza (SDS), anch’essa opportunamente rinnovata e adeguata alle nuove esigenze di comunicazione internazionale. Cosa dovranno fare in concreto i DU? Essi non sono soggetti all’obbligo di registrazione, ma dovranno comunicare al fabbricante gli utilizzi che fanno della sostanza (in modo che diventino “usi identificati”) e il contesto nel quale le sostanze sono utilizzate (il cosiddetto “scenario di esposizione”) qualora non sia adeguatamente descritto nella SDS. Per cogliere la differenza tra uso identificato e scenario di esposizione è sufficiente fare riferimento a qualche caso concreto: abbiamo descritto come i materiali silicei siano di per sè innocui nel momento in cui sono utilizzati, ad esempio, come materiali da costruzione (uso identificato) ma possono divenire estremamente dannosi quando limati (vedi post sulla chimica di superficie), cioè all’interno di un preciso scenario di esposizione.
Un altro aspetto da non sottovalutare è il seguente: con la normativa previgente le sostanze nuove dovevano essere testate e notificate se prodotte in quantità superiore a 10 kg; per quelle prodotte in quantità superiore alla tonnellata erano previsti ulteriori oneri burocratici ed economici. Questo aspetto ha inibito la ricerca e lo sviluppo di sostanze alternative, continuando a incoraggiare l’uso di sostanze esistenti non testate. Con il REACH tale scenario è destinato finalmente a scomparire; non solo il REACH prevede gli stessi obblighi per le sostanze nuove e per quelle esistenti sul mercato, ma ha aumentato la soglia per la registrazione di nuove sostanze portandola a una tonnellata. Senza dubbio questo continuerà ad accrescere lo spirito di innovazione incoraggiando la sintesi e la messa in circolazione di nuovi chemicals. Riprenderò l’argomento esaminando da vicino i cambiamenti previsti per le schede di sicurezza. Per chi volesse approfondire, indico alcune utili risorse: un sito completo sul REACH disponibile in varie lingue; una visione d’insieme del REACH in un articolo a pag. 4 della rivista dell’Ordine dei Chimici. E’ evidente come questo argomento si presti ottimamente ad una trattazione interdisciplinare; ad essere maggiormente coinvolti saranno gli insegnanti di chimica e di diritto.



7 Novembre 2009
[...] gli approfondimenti valgono le risorse indicate nel precedente post, molto utili così come l’articolo del dott. Massimiliano Livi comparso sul n. 3 di [...]
7 Marzo 2010
[...] riprendere le fila del discorso può rileggere i post A colpo sicuro, Più sicuri di così…, Chemicals: siamo tutti schedati! e dare un’occhiata a una interessante presentazione dell’Istituto Superiore di [...]
3 Ottobre 2010
[...] da cornice un percorso formativo di ampio respiro, nel quale non devono mancare approfondimenti sul REACH, sul rischio chimico e sul Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro. Questi temi evidenziano [...]