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Tanti possibili mondi

Tanti possibili mondi

21 Lug. 2009 | categoria istruzione scientifica | 6 commenti

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Sono passati circa sei mesi da quando ho cominciato a scrivere in questo blog, cercando di esaminare aspetti della chimica in genere poco conosciuti. Nel mio piccolo spero di aver contribuito a delineare il campo d’azione di una scienza la cui immagine è sempre più spesso fonte di diffidenza, paura o peggio ancora indifferenza; sono fermamente convinta che la causa più rilevante di questa situazione risieda nella scarsa qualità (e quantità) dell’informazione rivolta al grande pubblico, tesa maggiormente ad evidenziare eventi negativi e non a promuovere l’ efficacia della chimica in questioni importanti come la salute, l’ambiente, il patrimonio artistico ecc… Fatta eccezione per alcuni (pochi) chimici che si occupano di comunicazione della scienza in maniera egregia, il panorama è alquanto desolante. Basta entrare in una libreria e contare i libri divulgativi scritti da chimici per rendersene conto.

La Società Chimica Italiana sta facendo molto per sanare questa situazione, e i numerosi eventi degli ultimi anni lo dimostrano. Tali iniziative sono importanti non tanto per una mera questione di immagine, quanto per le positive ricadute economiche, politiche e sociali che una buona considerazione della chimica da parte dell’opinione pubblica porta con sè. Ma il problema non consiste solo e semplicemente nel saper fornire messaggi chiari e rassicuranti: molti chimici lamentano che la loro disciplina è spesso considerata come l’aspetto chimico di un’altra disciplina; ben venga l’interdisciplinarietà, ma troppo spesso la scienza delle molecole è come schiacciata proprio a causa di quella posizione centrale che la rende così utile e importante. Riporto un banale esempio: recentemente ho esaminato più di un centinaio di articoli della più famosa rivista italiana di divulgazione scientifica; quando parlavano di chimica, nella stragrande maggioranza dei casi il settore nel quale venivano collocati, riportato prima del titolo, era sempre un altro: fisica, astrofisica, medicina, biologia … E non sto facendo del riduzionismo, nè sto difendendo gretti interessi di bottega: so bene che tantissimi argomenti non si potrebbero trattare senza l’intervento della chimica anche quando sono di dominio di un’altra scienza, ma un conto è spiegare gli effetti di un composto ad azione farmacologica sull’organismo umano parlando di medicina, un altro è chiarire il meccanismo di azione di tale farmaco in termini di interazioni a livello molecolare; in quest’ultimo caso mi occupo anzitutto di un ramo della chimica, e indirettamente di medicina. Se parlo di un nuovo catalizzatore bimetallico per le celle a combustibile sto parlando di chimica o di chimica fisica, non di fisica; non è forse la catalisi una peculiarità della chimica? Ancora: quando dall’esame della presenza del nickel nella litosfera si riesce a risalire al periodo in cui la concentrazione di ossigeno raggiunse i livelli odierni, è la geochimica ad entrare in ballo, non genericamente le scienze della terra. L’analisi delle polveri interstellari, particolarmente ricche di ossigeno e carbonio nella fase finale del loro ciclo di vita, riguarda l’astrochimica, non l’astrofisica. Analogamente per lo studio della struttura isotopica dei meteoriti, catalogato nell’ambito della cosmologia e dell’astronomia, mentre l’analisi della loro composizione in aminoacidi levogiri e destrogiri viene considerata di pertinenza della biologia. Le batterie ricaricabili funzionanti con ioni litio? E’ fisica! L’impiego dei fullereni nel trattamento delle acque per debellare i batteri? E’ biologia! Nuovi materiali da costruzione più elastici e resistenti? E’ ingegneria! Anche quando si parla esplicitamente di “chimica dei suoli” il dominio è quello dell’ecologia. Se invece ci si addentra nei complessi equilibri chimici in soluzione acquosa per spiegare la variazione di acidità degli oceani, si parla di ….ambiente! Nel giro di un’oretta ho trovato quasi un centinaio di esempi del genere. Solo in rarissimi casi l’articolo veniva indicato come un articolo di chimica, quasi questa fosse una parola da usare con la maggiore parsimonia possibile nella presentazione dell’argomento.

Non si tratta di diventare esperti epistemologi, ma di assegnare la giusta collocazione ad ogni ramo del sapere. Basterebbe ricordarsi il paragone di un famoso premio Nobel, Dudley R. Herschbach, per il quale fare chimica è come osservare un quadro impressionista: guardando da una distanza troppo corta vedrei meglio i particolari ma non riuscirei a capire il soggetto, il che corrisponde a fare fisica. Allontanandomi più del dovuto riuscirei ad avere una buona visione di insieme, ma non apprezzerei la tecnica pittorica: sto facendo biologia. Per fare chimica (o per guardare una pittura impressionista) bisogna porsi “alla giusta distanza”. Se questo non avviene ci sfugge una chiave di comprensione della natura della quale non possiamo più fare a meno.

Un’altra grave difficoltà della chimica odierna sta nel non riuscire a fare leva sul fascino, contrariamente a quanto avvenuto in altre epoche storiche e a quanto avviene oggi per altre discipline. Un articolo di qualche anno fa del prof. Luigi Campanella mi  dato modo di riflettere con maggiore lucidità su questo problema; in sostanza l’articolo diceva questo:  un fisico è sempre impegnato a promuovere l’immagine di grandi problemi irrisolti (come la nascita dell’Universo, la dimensione atomica e cosmica), un biologo si pone continue domande su cosa è la vita e come ha avuto origine. Il chimico invece sembra muoversi in una disciplina dove le questioni aperte sembrano non esistere. Il motivo sta nella possibilità propria della chimica di realizzare prodotti di sintesi, cosa che la distingue dalle scienze “della scoperta” come la biologia, l’astronomia, la fisica. La chimica, diceva Bachelard, crea i suoi oggetti, e questa facoltà creatrice la rende simile all’arte stessa; essa, ha affermato più recentemente l’americana Jacqueline Barton, è l’unica disciplina dove possono essere fatte cose mai prima realizzate. Anche la biologia sintetica, in via di emergere come disciplina autonoma, non è altro che una branca della chimica applicata, basandosi su tecniche chimiche come la sintesi del DNA e l’ingegneria delle proteine (la stessa biologia molecolare è, secondo l’efficace espressione letta in un interessantissimo libro del prof.Luigi Cerruti, “biochimica travestita”). Questa capacità generatrice ha permesso alla chimica di essere l’unica scienza di base con un’industria ad essa associata, non solo petrolchimica, ma anche farmaceutica e biotecnologica, senza dimenticare le grandissime potenzialità industriali tutte da sfruttare della chimica computazionale. Conclude il prof. Campanella:

Forse si può dire che la chimica più che grosse questioni affronta alcune sfide pratiche come la ricerca di risorse energetiche nuove, di nuovi materiali che abbassino i costi e riducano l’impatto ambientale. [...] Da un’inchiesta di Nature è emerso che le domande più urgenti che aspettano una risposta anche dai chimici superano la generalità tipica delle altre discipline per focalizzare aspetti particolari. [...] Qualcuno ha detto che piuttosto che tentare di comprendere il mondo, i chimici tentano di capire tutti i possibili mondi.

Quest’ultima, bellissima espressione rende l’idea di come il cuore della chimica, la sintesi razionale, non manchi di fascino intellettuale. Se Giordano Bruno vivesse ancora, riferirebbe i suoi infiniti mondi anche a quelli costruiti in laboratorio. Oltre ai mondi ancora da scoprire, molti altri da creare: una sfida, e insieme una bella iniezione di fiducia nelle nostre possibilità di migliorare l’esistente.

Buona estate, ci rivediamo a settembre!

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6 commenti a “Tanti possibili mondi”

  1. Francesca Magni ha scritto:

    Cara Teresa

    quello che dici è condivisibile, la Chimica è una materia tanto affascinante quanto misconosciuta… il tuo blog è un utile strumento per spezzare antichi pregiudizi e moderni equivoci: più brecce di aprono meglio è!!!

    Un caro saluto e complimenti per il frattale :-)

  2. Teresa Celestino ha scritto:

    Un saluto anche a te Francesca, e grazie per il commento. In realtà la frase della Barton può essere opinabile, ma io credo che per “cose” lei intendesse non le applicazioni tecnologiche (l’informatica o l’elettronica non sono altrettanto produttive?), quanto le nuove entità che continuano ad affollare continuamente la popolazione delle molecole. Milioni di composti organici, in gran parte inutili (ma chi lo sa?) continuano ad essere creati, un pò come quando si genera un nuovo essere. Non si tratta di assemblati di realtà pre-esistenti variamente organizzati, ma di entità con una ben precisa individualità che spuntano fuori da un atto creativo dell’uomo. Uno dei miei prof di chimica organica dell’università diceva che anche il tesista più “scarso” riesce a tirare fuori, spesso per sbaglio, un composto nuovo. Inutile, ottenuto per puro caso, magari in quantità modeste, ma una volta caratterizzato persino quel tesista può dire di aver fatto qualcosa di nuovo. Per i fisici non è mica così facile far qualcosa di nuovo per sbaglio!!!!

  3. Francesca Magni ha scritto:

    eh, già, hai ragione!! Anche se i fisici sono bravissimi a sbagliare, hanno però meno possibilità di riuscita ;-) )

    affascinanti questi milioni di composti organici che nascono in continuazione… sembra un cosmo che al posto di stelle e galassie abbia molecole!

  4. Il Nobel per la Chimica ricordando Rosalind Franklin - Urto efficace | di Teresa Celestino - CHIMICA ha scritto:

    [...] di scrivere la parola chimica, persino nelle categorie degli articoli (ne ho già parlato in questo post). Comincio a pensare che nella redazione di Le Scienze ci siano pochi chimici! Polemica sterile? [...]

  5. Un libro, 8 gallerie - Urto efficace | di Teresa Celestino - CHIMICA ha scritto:

    [...] Come ho già scritto, la divulgazione della chimica in Italia è frutto del lavoro di pochi professionisti. Rispetto ad altre scienze la produzione è sicuramente minore, ma di ottima qualità; insomma, i libri di chimica destinati al grande pubblico sono pochi, ma quando ci sono vale la pena leggerli. [...]

  6. Nel 2011 si festeggia la Chimica - Urto efficace | di Teresa Celestino – CHIMICA ha scritto:

    [...] riconosciuta, al contrario di quanto accade da tempo per la Fisica. Quello che scrivevo in un post dedicato alla situazione della Chimica nell’ambito della comunicazione scientifica italia… si riflette in ambito scolastico; infatti in quell’articolo sottolineavo come la funzione di [...]

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