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Dalla chimica dei fantasmi alla chimica dell’invisibile

Dalla chimica dei fantasmi alla chimica dell’invisibile

25 Mar. 2009 | categoria eventi, storia della chimica | 2 commenti

La prima volta che ho provato un autentico piacere studiando un argomento di scienze è stato in terza media durante la preparazione per gli esami finali. L’argomento era la radioattività. Era un tema complesso presentato in maniera molto semplificata, ma che racchiudeva quel pò di matematica, chimica e fisica sufficienti a impegnare i neuroni di una normale ragazzina di tredici anni; dapprima vi fu lo stupore per aver capito “tutto” da sola pur avendo perso le spiegazioni dell’insegnante. Poi provai ad immaginare la meraviglia nell’osservare quei raggi misteriosi e l’emozione di scoprirne l’origine. Quale soddisfazione provarono i coniugi Curie quando si trovarono fra le mani la prima boccettina di sali di radio! Quelle radiazioni non tardarono a rivelare la loro utilità e il loro carattere distruttivo: incutevano insieme speranza e timore, scatenando le stesse dinamiche originate dalla scoperta dell’elettricità nel diciottesimo secolo, quando l’opinione pubblica sembrava convinta che fosse stata trovata la panacea di tutti i mali e allo stesso tempo era impaurita da eventuali usi inappropriati.

Scoprire l’origine delle radiazioni contribuì senza dubbio ad attenuare quell’alone di mistero che fisici e chimici tentarono per lungo tempo di dipanare; ovviamente ad ogni incremento delle conoscenze si accompagnò una diminuzione delle ipotesi fantasiose sulle cause di questo fenomeno, arginando almeno in parte quella schizofrenia collettiva che sempre si accompagna all’improvvisa fama di un oggetto misterioso. Si provò in maniera inconfutabile, ad esempio, che la radioattività era una proprietà del nucleo atomico, non una modalità di restituzione dell’energia catturata dall’atomo all’esterno (come nel caso della fosforescenza).

Tuttavia la comunità dei chimici non si accontentava di misure e formule matematiche: voleva vedere e toccare la sostanza che generava la radioattività. Non a caso Arthur Smithells, in occasione di un convegno, lamentò il fatto che “con la radioattività si stesse creando, in relazione al ponderabile, una chimica di fantasmi“. Infatti la quantità delle sostanze sulle quali effettuare le misure era irrisoria: può un chimico fare a meno della materia su cui lavorare? Ovviamente no. Le perplessità dei chimici, disse Smithells, erano rivolte principalmente al divario tra “la grandissima riduzione delle quantità dei materiali sperimentali” e “l’esuberanza di speculazioni matematiche dei tipo più sconcertante”, cosa che faceva della radiochimica una “chimica di fantasmi”.

La sfida di inseguire questi fantasmi fu raccolta da Marie Curie, che mise a punto con il preziosissimo aiuto del marito Pierre metodi innovativi di indagine per lo studio di quella che chiamò la “chimica dell’invisibile”, una definizione più ampia ed appropriata di quella di Smithells: i fantasmi sono invisibili, ma non tutte le cose invisibili sono fantasmi. Con l’aggettivo invisibile Marie evidenziava la difficoltà dello studio delle sostanze radioattive, ma non si arrendeva all’impossibilità di ottenere una prova tangibile della loro esistenza. Questa prova giunse dopo un lungo, pericoloso e faticosissimo lavoro sperimentale, al termine del quale Marie ottenne finalmente dei sali di radio in quantità apprezzabile (chissà quante volte li avrà contemplati come nel ritratto mostrato sopra!). Di questo lavoro parlerò all’Università di Camerino il 13 maggio prossimo, nell’ambito di una iniziativa della Società Chimica Italiana tesa a diffondere la cultura storica nei corsi di laurea in Chimica, nella convinzione della particolare efficacia didattica di tale approccio. L’obiettivo non è solo quello di rafforzare le conoscenze degli studenti dei primi anni di università; si vuole anche fornire una chiave di lettura della chimica che dia senso e spessore culturale ai contenuti disciplinari, evidenziando come il tono spesso freddo dei libri di testo celi la grande passione di coloro che si sono dedicati alla ricerca, talvolta a discapito della loro stessa vita (come nel caso di Madame Curie).

La Divisione Didattica della SCI ha organizzato l’attuazione dei moduli storico-didattici proponendo un ventaglio di proposte tra le quali le università interessate possono effettuare un certo numero di scelte. Potete visionare qui l’elenco dei relatori e alcune righe di spiegazione dei singoli moduli. Come vedete, io ho scelto di intitolare il mio intervento La Chimica dell’invisibile.

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2 commenti a “Dalla chimica dei fantasmi alla chimica dell’invisibile”

  1. Convegno sull’evoluzione della Chimica a Camerino - Urto efficace | di Teresa Celestino ha scritto:

    [...] orale dal titolo La Chimica dell’invisibile: scoperta e studio della radioattività (ve ne avevo già parlato). Purtroppo non ho potuto assistere alle presentazioni degli altri relatori, ma ho ascoltato il [...]

  2. Nel 2011 si festeggia la Chimica - Urto efficace | di Teresa Celestino – CHIMICA ha scritto:

    [...] 2011 ricorre anche il centesimo anniversario dell’assegnazione del Premio Nobel per la chimica a Maria Sklodowska Curie, un’opportunità per celebrare il contributo delle donne alla scienza. Non solo: [...]

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