Quel pizzico di irrazionalità che rende belle le molecole (e le nostre vite)
Se l’avessi saputo prima avrei fatto i salti mortali pur di essere all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Ormai è troppo tardi: gli impegni di lavoro mi impediranno di assistere alla Lectio Magistralis di Roald Hoffmann. Tutta la mia invidia a chi domani sarà al Festival della Matematica per ascoltare il Premio Nobel per la Chimica, questo simpatico scienziato di 72 anni pieno di entusiasmo come se fosse ancora all’inizio della carriera. Se questo nome non vi dice niente, leggete uno dei suoi libri: La Chimica allo specchio. Sono sicura che chi ha odiato la chimica, dopo la lettura del libro proverà il desiderio di ritornare sui banchi di scuola per recuperare il tempo perduto; e chi ancora studia sarà spinto a guardare con occhi nuovi questa disciplina. Non sto scherzando! Nessuno è più bravo di Roald Hoffmann nel divulgare la chimica al grande pubblico, umanizzandola fino a paragonare le pulsioni della nostra mente a quelle che caratterizzano la scienza delle molecole; le polarità delle sostanze e le loro trasformazioni - dice Hoffmann – sono in risonanza con le forze profonde della nostra psiche.
 Stiamo parlando di un grande chimico e di un grande comunicatore, convinto che la diffusione delle conoscenze scientifiche sia importante tanto quanto il loro ampliamento in termini di nuove scoperte: L’ignoranza della chimica configura una barriera al processo democratico. Io credo che la “gente comune” dev’essere preparata a prendere decisioni: sull’ingegneria genetica come sulle discariche, sulla pericolosità o sicurezza delle varie fabbriche [...]. I cittadini possono ricorrere a esperti per farsi spiegare i vantaggi e gli svantaggi, le scelte, i benefici e i rischi. Ma la responsabilità di prendere decisioni non compete agli esperti, bensì ai cittadini e ai loro rappresentanti. Parole sante.
L’attività divulgativa di questo instancabile studioso ha percorso vie impegnative ed originali, come quella di scrivere a quattro mani con l’inventore della pillola Carl Djerassi una commedia intitolata “Ossigeno”. Il filo conduttore: la responsabilità sociale di chi fa scienza. Inoltre Hoffmann è stato ospite fisso di una serie TV in onda negli USA intitolata “World of Chemistry”, nella quale ha spiegato diversi aspetti della chimica in forma piacevole e appassionante. Non solo: Hoffmann è un grande appassionato di arte, tanto che in un altro show televisivo americano, “Entertaining Science”, ha esplorato i numerosi punti di contatto tra la scienza e l’arte (ah, dimenticavo: scrive anche poesie!).
L’altra passione di questo grande scienziato ebraico-polacco è la matematica, in particolare la geometria (la sua partecipazione al Festival della Matematica non è affatto casuale); basta leggere la motivazione del suo intervento per convincersi che l’incursione della matematica nella chimica guidata da questo grande maestro sarà un bellissimo viaggio ai confini di due discipline …between the simplicity of the human mind (for which mathematics is a good focus), and the complexity of the real world, which chemistry tries to fathom and fashion. E cosa sono le molecole, se non oggetti geometrici continuamente mobili? Basta guardare le vibrazioni di questa molecola di fullerene!
In questa intervista con il matematico Odifreddi, Roald Hoffmann espone i suoi punti di vista sui rapporti della chimica con altri campi del
sapere, letteratura compresa; parla della Teoria dei Grafi come la maggiore area di contatto tra chimica e matematica (e come non pensare al grafo guardando la rappresentazione del fullerene a lato?). Dove quest’area si esaurisce ce lo spiega molto bene in uno stupendo articolo apparso due anni fa su Il Sole-24 Ore, quello che mi ha indotto ad approfondire la conoscenza di questo versatile studioso:
Quando ho iniziato a fare chimica, ebbro di logica, di matematica e di simmetria, ero sconvolto dalla mescolanza delle categorie che avveniva intorno a me. Cercavo, come un tempo Primo Levi, i teoremi della chimica. Poi ho fatto pace con la multivalenza dei saperi frammentati che mi circondavano. E mi sono reso conto che il ragionamento in parte irrazionale (poi sistemato in vista della pubblicazione, certo) portava a molecole e reazioni stupende.
Che altro dire? Dopotutto, scrive Hoffmann, senza la violazione delle categorie nè l’arte nè la scienza riuscirebbero a produrre alcunchè di nuovo. E, aggiungo io, anche la nostra stessa vita si ridurrebbe a ben poca cosa, senza quel pizzico di irrazionalità che spesso ci conduce alle scelte più felici.




4 Aprile 2009
[...] Fonte: La Chimica allo Specchio, di Roald Hoffmann. [...]
7 Gennaio 2012
[...] del panorama globale della filosofia della scienza. L’autore di quell’articolo, Roald Hoffann (ve lo ricordate?), scrive nell’incipit: Tendiamo a vedere il mondo a partire dalla nostra esperienza. Per i [...]
30 Aprile 2012
[...] che racchiudono scelte apparentemente folli. O la violazione delle categorie. E qui mi sovviene ciò che ho scritto tempo fa per la chimica: scienza priva di teoremi, molteplice nelle sue categorie, talvolta caotica e confusionaria nel [...]